Osservatorio Informazione

I romagnoli si informano regolarmente e prediligono i canali tradizionali, considerati più attendibili dei media digitali, dove si trova maggiore disinformazione

Le fake news sono sempre più difficili da individuare e l’intelligenza artificiale potrebbe deteriorare la qualità dell’informazione. È necessario creare una rete tra Istituzioni e professionisti della comunicazione. Buona la conoscenza e la fiducia nell’attività e nei servizi della Camera di commercio. Questo in estrema sintesi quanto emerge dalla prima rilevazione dell’osservatorio sul rapporto tra romagnoli e informazione, presentata a Forlì, mercoledì 29 maggio 2024. È possibile scaricare il report al link: https://www.romagna.camcom.it/it/ufficio-relazioni-con-il-pubblico/osservatorio-informazione

La Camera di commercio della Romagna ha presentato, mercoledì 29 maggio 2024, a Forlì, nella sala Bonavita della propria sede, i risultati della prima rilevazione dell’Osservatorio sul rapporto tra romagnoli e l’informazione.

Alla Conferenza stampa di presentazione hanno partecipato Carlo Battistini e Roberto Albonetti, rispettivamente presidente e segretario generale della Camera di commercio della Romagna e Livio Gigliuto, presidente dell’istituto Piepoli, a cui è stata affidata la relativa indagine.

“L’Osservatorio sul rapporto tra romagnoli e informazione consente alla Camera di commercio della Romagna di conoscere meglio l’ecosistema della Romagna – ha commentato il presidente Carlo Battistini –. Lo scopo è di monitorare specifici obiettivi conoscitivi, quali, tra gli altri, le fonti informative più usate, la consapevolezza sulla disinformazione e sulle fake news e l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’informazione, nonché la conoscenza e il livello di fiducia nella Camera di commercio della Romagna. Il potenziamento dell’efficacia degli strumenti comunicativi, inoltre, è una delle linee di intervento prioritarie, nei vari ambiti strategici del Programma pluriennale della Camera, per rispondere meglio alle esigenze di informazione e dialogo delle imprese del territorio. Un ulteriore strumento di osservazione che migliora il nostro livello di conoscenza e completa l’osservatorio economico e sociale, l’osservatorio sull’innovazione, la consultazione pubblica sul programma pluriennale per il mandato 2022-2027. Vogliamo conoscere il nostro territorio, le imprese, i cittadini perché solo così possiamo definire meglio i nostri obiettivi e conseguire migliori risultati”.

“La Camera della Romagna conserva un approccio ‘multicanale’ nella comunicazione anche attraverso i principali social network – ha sottolineato Roberto Albonetti, segretario generale della Camera di commercio della Romagna –. La comunicazione attraverso il web ed, in particolare sui social media, ha rivoluzionato l’idea stessa di comunicazione, ancorandola nell’istante e rendendo sempre più trasparente l’attività della pubblica amministrazione. Oggi siamo in grado di conoscere subito tutto ciò che maturava nel tempo, e questa è una grande opportunità che va accolta e governata. Una responsabilità di sistema che coinvolge tutti, cittadini, istituzioni ed imprese. Un compito nuovo a cui non possiamo sottrarci”.

“I cittadini della Romagna si confermano informati, aperti all’innovazione, ma attenti e pragmatici: si fidano dei mezzi di comunicazione tradizionali, ma consultano anche quelli digitali. Lo fanno, ovviamente, soprattutto i più giovani – il commento di Livio Gigliuto, presidente dell’Istituto Piepoli –. In prevalenza in Romagna non si vedono troppe nubi nell’intelligenza artificiale, ma tra i cittadini è un plebiscito in favore dell’idea di far nascere una rete tra istituzioni e professionisti per combattere la disinformazione, percepita come una crescente minaccia. In questo, un ruolo centrale è dato alla Camera di commercio della Romagna, nota e apprezzata presso la popolazione soprattutto per le sue capacità di orientare al lavoro.

Sintesi dell’indagine
L’indagine, affidata all’Istituto Piepoli, è stata realizzata mediante interviste a un campione rappresentativo della popolazione residente nelle province di Forlì-Cesena e Rimini, femmine e maschi dai 18 anni in su, segmentato per sesso ed età e provincia di residenza.

Dall’indagine risulta una buona conoscenza (71%) e fiducia (62%) nell’attività e nei servizi della Camera di commercio della Romagna.

Le attività per l’orientamento al lavoro sono quelle maggiormente conosciute (52%), ancora più dei tradizionali servizi di tenuta del registro delle imprese e albi ed elenchi (50%) e di contributi e formazione per lo sviluppo delle imprese (48%). Buona conoscenza anche degli strumenti per l’impresa digitale, come SPID, CNS, firma digitale, cronotachigrafi, ecc. (45%) e degli osservatori economici e sociali (44%).

Per quanto riguarda l’informazione, dall’indagine risulta che i romagnoli si informano regolarmente; l’84% dichiara di farlo tutti i giorni, percentuale molto più alta della media nazionale che si ferma a circa i 2/3, come dichiarato dal presidente dell’istituto Piepoli, Livio Gigliuto. La percentuale sale all’87% per le donne, mentre per gli uomini è l’81%. La percentuale aumenta con l’aumentare dell’età, dal 66% per la fascia 18-24 anni all’88% sopra i 65 anni. Mentre è minima la differenza tra le due province: 85% in provincia di Forlì-Cesena e 84% in quella di Rimini.

I canali tradizionali (TV e giornali), sono quelli consultati principalmente per reperire le informazioni nel 44% dei casi (43% Forlì-Cesena e 46% Rimini), mentre il 39% dichiara di consultare allo stesso modo i canali tradizionali e digitali. Solo il 16% preferisce questi ultimi e la percentuale varia dal 29% per la fascia 18-24 anni al 7% per gli ultra 65enni.

Le informazioni e le notizie divulgate sui media tradizionali sono ritenute più corrette e attendibili dal 65% degli intervistati; le percentuali variano dal 63% a Forlì-Cesena al 68% a Rimini, dal 62% per le donne al 68% per gli uomini e dall’80% per i 25-34enni al 60% per gli over 65 e al 53% per la fascia 18-24 anni.

Di conseguenza, solo il 38% degli intervistati ritiene corrette e attendibili le notizie divulgate attraverso i media digitali, mentre la metà li ritiene poco o per nulla attendibili.

La principale fonte informativa è ancora la TV, con il 77% (76% FC e 79% RN; 73% donne e 81% uomini; 67% nella fascia 18-24 anni e 86% sopra i 65 anni).

Internet è al secondo posto con il 35% (53% nella fascia 18-24 anni e 18% sopra i 65 anni). Giornali e riviste sono al 26%, le radio al 7% e il passaparola di parenti o amici al 4%.

Per quanto riguarda le fonti online, la metà degli intervistati usa i motori di ricerca per reperire informazioni e notizie, mentre il 41% lo fa attraverso i social media, con una netta differenza tra donne (34%) e uomini (50%), leggermente maggiore di quella tra persone della fascia 18-24 anni (55%) e gli over 65 anni (41%). Il 38% si informa sui siti di news o app, e, in questo caso, la differenza tra 18-24enni e oltre 65enni è netta: 50% i primi e 32% i secondi.

Chi usa i social media per la ricerca di notizie e informazioni preferisce Facebook, usato dal 65%, prevalentemente nella fascia di età 35-44 anni (79%) e più dalle donne (69%) che dagli uomini (62%). Segue Instagram, usato dal 50%, più dagli uomini (57%) che dalle donne (40%), più dai giovani 18-24enni (83%) e meno dagli ultra 65enni (8%).

Rispetto alla disinformazione, il 50% degli intervistati non ha mai creduto a una fake news e il 47% ritiene che siano più presenti sui canali digitali. La percentuale si alza nella fascia 18-24 anni (60%), dove solo il 9% crede che la disinformazione sia più presente sui canali tradizionali.

L’82% ritiene che le fake news siano sempre più difficili da riconoscere, anche se oltre la metà (54%) pensa di avere le competenze necessarie per distinguerle dalle notizie vere. I giovani, 18-24 anni, sono forse più consapevoli e l’88% di essere d’accordo con l’affermazione che le fake news sono sempre più difficili da distinguere, mentre con l’alzarsi dell’età questa percentuale diminuisce e gli over 65 è del 76%.

L’intelligenza artificiale è conosciuta, almeno per sentito dire, per l’85% dei partecipanti, ma solo il 17% pensa che migliorerà la qualità dell’informazione mentre il 47% ritiene che potrebbe peggiorarla e il 36% che non avrà nessun effetto in termini di qualità.

Per l’82% degli intervistati è necessario creare una rete tra Istituzioni e professionisti della comunicazione per diffondere la consapevolezza dei pericoli della disinformazione.

Il monitoraggio dell’Osservatorio prevede tre rilevazioni annuali a cadenza fissa, i restanti due saranno realizzati nei mesi di giugno e settembre.