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Emilia-Romagna seconda regione in Italia per numero di studi di sviluppo di videogiochi

La pandemia ha penalizzato le attività culturali dal vivo e le attività connesse alla fruizione del patrimonio storico-culturale regionale, che nel 2019 ha generato circa 5,6 miliardi di euro (quasi il 4% del totale dell’economia regionale) e nel 2020 registra una contrazione del -7,0% e viene ritenuto nel 2021 in crescita del +8,1%, con un ulteriore incremento stimato nel 2022 pari a un +6,2% rispetto all’anno precedente. Ma l’emergenza covid ha inciso meno sul settore dei media e dei servizi creativi, e tra i settori che più di altri hanno vissuto una fase di forte crescita si inserisce sicuramente l’industria dei videogiochi dove l’Emilia-Romagna si posiziona, come seconda regione in Italia per numero di studi di sviluppo di videogiochi. 

E’ quanto emerge da due rapporti dell’Osservatorio “Cultura e Creatività” (link), che monitora lo stato e le dinamiche delle imprese che operano in ambito culturale in regione. Il portale, pensato per parlare a un pubblico diversificato composto da decisori politici, intermediari e operatori di settore e realizzato dalla Regione Emilia-Romagna, è organizzato per aree di approfondimento, garantisce un accesso diretto ed autonomo degli utenti ai dati monitorati: singoli indicatori, dati interattivi e report qualitativi analizzano il settore e ne permettono una narrazione approfondita.

“Dal 2014 le imprese culturali e creative sono state inserite nella programmazione regionale, che definisce le linee di intervento per gli investimenti e i finanziamenti, e sono riconosciute come leva fondamentale per lo sviluppo economico e sociale dell’Emilia-Romagna- spiega l’assessore regionale alla Cultura, Mauro Felicori-. Oltre a generare nuova occupazione e valore aggiunto, che nel periodo pre-pandemico è arrivato a 5,6 miliardi di euro, le Icc sono driver di innovazione per sé stesse e per i settori più tradizionali. Artisti, creativi e organizzazioni culturali hanno dimostrato di essere abili nell’immaginare e realizzare nuovi prodotti e servizi o rivoluzionare gli esistenti, sviluppando nuovi modelli di business e coinvolgendo una platea sempre più ampia”.
“Un settore- aggiunge l’assessore- composto da realtà eterogenee che oltre alle imprese di diverse tipologie e forma giuridica, comprende enti, fondazioni, cooperative, free lance operanti sulle diverse filiere, per comprendere il quale questo Osservatorio potrà essere molto utile”.

L’Osservatorio integra le banche dati rese disponibili dalle organizzazioni che collaborano a questa iniziativa: l’Osservatorio Spettacolo, gestito dal Servizio Cultura e Giovani e Ater fondazione, che da più di 20 anni monitora il comparto dello spettacolo; l’Osservatorio Beni e Istituti Culturali, gestito dal Servizio Patrimonio Culturale della Regione, che osserva e analizza le organizzazioni territoriali che operano nell’ambito di musei, biblioteche e archivi; ART-ER, il consorzio della Regione Emilia-Romagna che rileva i trend socio-economici delle Industrie culturali e creative.