Il caso capitolino sui rattoppi e la sicurezza degli atleti fa riflettere sullo stato delle nostre strade

SOCIETA’ – Le buche sulle strade romane ci hanno fatto compagnia per anni e anni, come pure gli annunci di fantomatici piani che avrebbero risolto il problema. Le amministrazioni di vario colore si sono succedute, gli interventi sono stati anche effettuati ma le buche, vecchie o nuove, continuano a intralciare il traffico. Anzi ogni tanto, nottetempo, qualche auto parcheggiata viene inghiottita dalla voragine ma nulla cambia. Sembra quasi che si tratti di un problema irrisolvibile di cui nessuno quindi sia responsabile. Poi, per nostra fortuna, è arrivato a Roma il Giro d’Italia.

 

Al terzo giro dei dieci previsti del circuito, il giudice di gara Rossella Bonfanti ha “deciso di fermare il tempo ufficiale della gara”, stante le proteste dei girini, per i “tratti sdrucciolevoli e sampietrini sconnessi”. Apriti cielo: “I magistrati della Corte dei Conti hanno deciso di approfondire ciò che è accaduto nell’ultima tappa del Giro: quanto sono costati alle casse pubbliche i lavori di rifacimento del manto stradale in occasione dell’evento?” Il Pubblico Ministero contabile ha così delegato alla Guardia di Finanza alcune verifiche: “è probabile che i rammendi last minute sull’asfalto capitolino abbiano prodotto costi aggiuntivi per le casse comunali. Come accade a chi si trova ad affrontare interventi con il criterio dell’urgenza anziché della programmazione”.

 

La stampa ci ha fatto però sapere che l’inchiesta sui fatti del Giro è “solo una tranche di approfondimenti più estesi che riguardano le gare d’appalto per la manutenzione delle strade romane negli ultimi 5 anni”. Alla buon ora! Sembra dunque che il problema delle buche possa essere risolto e possano essere attribuite responsabilità: all’appaltatore? A chi stila i contratti? A chi non vigila durante l’esecuzione dell’opera? A chi la collauda?

 

E’ un vero peccato che il Giro d’Italia non percorra la E 45 “uno scandalo italiano”,  secondo Beppe Boni condirettore del Resto del Carlino, dove vige da troppi anni il “rattoppo continuo”.