Per la scienza non esiste, il nostro cervello è costruito per fare una cosa alla volta

SOCIETA’ – Bill Gates quando lanciò lo slogan “Un computer su ogni scrivania” aprì la strada dapprima alla diffusione del PC e successivamente al multitasking, definibile come il fare più cose contemporaneamente. Per anni e anni è stata una convinzione che non si potesse non essere multitasking, per non finire ai margini della società.

 

Il nativo digitale abituato sin dall’infanzia abituato a smanettare su tastiera, tablet e smartphone sarebbe in grado mentre risponde al telefono di scaricare la posta, ascoltare la musica, eliminare lo spam, prendere appunti e chi più ne ha più ne metta. Con il giusto impegno e applicazione ognuno avrebbe potuto farlo. Spesso, per convincere, veniva fornito l’esempio della multitasking ante litteram: la giovane madre che mentre continua ad allattare il pargolo mescola la pentola e apre al marito che ha dimenticato, come spesso accade, le chiavi.

 

Siccome la mamma è sempre la mamma e in ogni ambiente di lavoro c’è uno smanettatore professionale cui ci si rivolge per avere le dritte giuste in caso di necessità, l’esempio è stato accettato a scatola chiusa come prova provata senza aver analizzato la scena: è infatti il pargolo che opera mentre i tempi di impegno della madre si riducono a pochissimi secondi…

 

Poi la scienza, a iniziare dagli USA, ha indagato sul fenomeno giungendo a conclusioni che il multitasking non esiste: si passa infatti freneticamente da un’incombenza all’altra ma siccome il nostro cervello non è costruito per fare troppe cose insieme, se ne fa una sola per volta per la quale una reale concentrazione è indispensabile. In altre parole il computer è nato per svolgere più compiti insieme e utilizzare la memoria di lavoro a compartimenti. Il nostro cervello salta invece da un programma all’altro; nel salto si può perdere così qualcosa.

 

Per riprendere l’esempio del nativo digitale: per assolvere l’incombenza “rispondere al telefono” si attiva il programma “ascolto”, per assolvere il “prendere appunti” si attiva il relativo programma; nel passaggio per mancanza di concentrazione, si può perdere qualche informazione quasi fosse vero “Chi troppo vuole, nulla stringe”.

 

Tomaso Tomai