Nel bel paese si costruisce dove non si può e si rattoppa come non si deve

SOCIETA’ – L’isola di Ischia è stata colpita, la scorsa estate, da un terremoto di magnitudo 4 che o tecnici del settore considerano di moderata entità, provocando crolli, evacuazioni e vittime. Apprendere che in Paese membro del G8 si possa morire per una scossa, giova ripeterlo, di moderata entità, ha innescato il consueto dibattito sulla ricerca delle cause. I servizi televisivi e le foto sul web hanno dimostrato come non fosse peregrina che l’abusivismo abbia utilizzato materiali e tecniche di scarsa qualità. E’ noto che nel bel paese si è costruito anche dove le leggi e buon senso non lo avrebbero consentito, nella certezza che un condono presto o tardi sarebbe comunque arrivato regolarizzando così anche l’impiego di “materiali e tecniche di scarsa qualità”.

 

In tema di materiali e tecniche di scarsa qualità in dicembre è intervenuto su La Repubblica Giacomo Grippa con una lettera ad Augias che vale la pena di trascrivere integralmente: “Un rappezzo tira l’altro. Da pedone, mi interrogo sui rappezzi stradali. Le ditte che eseguono scavi, anche privati provvedono a ricolmature e bitumazione. La saldatura non ‘tiene’ mai. Inevitabili i distacchi e sconnessioni richiedono rappezzi, naturalmente a spese del COmune. Perchè non si pone alle ditte la realizzazione dei lavori a regola d’arte?”

 

In una città a misura d’uomo qual’è Forlì, l’interrogativa del Grippa se lo pone quotidianamente chi per necessità o per non inquinare e per combattere la sedentarietà, imperterrito, continua a girare in bicicletta nonostante il deplorevole stato delle strade e non solo delle ciclabili.