Legittimi i licenziamenti dei furbetti del cartellino, ma la questione rimane ancora aperta

SOCIETA’ – Ricordate l’operazione “Stakanov” effettuata dalla Guardia di Finanza presso il Comune di Sanremo il 22 ottobre 2015? Si concluse con la consegna di 35 ordinanze di custodia cautelare e di 8 obblighi di firma per dipendenti indagati per truffa aggravata e falso. Nell’immaginario collettivo l’operazione è associata al dipendente che, in mutande, timbra il cartellino!

 

La newsletter giuridica dello studio Cataldi del 21 agosto 2017 informa che “per il giudice del lavoro di Imperia è legittimo il licenziamento del lavoro che si era allontanato dal posto di lavoro senza segnalarlo” confermando, con un’ordinanza del 10 agosto, “uno dei 32 licenziamenti che il Comune di Sanremo aveva disposto nei confronti di alcuni dipendenti accusati di aver imbrogliato circa la loro presenza in servizio”. Sì, per il giudice ogni allontanamento dal posto che non sia stato segnalato adeguatamente determina la falsa attestazione di presentazione in servizio, ante “Riforma Madia”. Già la lettera a) del D. Lgs. 165/2001 stabilisce infatti che il licenziamento disciplinare possa essere comminato senza preavviso in caso di “falsa attestazione della presenza in servizio dei sistemi di rilevamento o con modalità fraudolente”.

 

Il licenziato farà ricorso? La Cassazione nel 2016 – è sempre la newsletter dello studio Cataldi che informa – “la legittimità del licenziamento del dipendente pubblico che si era allontanato nell’orario di lavoro dal posto di lavoro senza timbrare il badge”. Per quanto attiene al rispetto dell’orario di lavoro la riforma Madia prevede poi che delle eventuali violazioni ne “risponda anche chi abbia agevolato il comportamento con la propria condotta attiva o omissiva”. Non è dato di sapere qualche condotta debba adottare il capo per evitare di essere chiamato a rispondere di quella omissiva.

 

Tomaso Tomai