Incontro con Paolo Mai, fondatore dell’Asilo nel Bosco di Ostia Antica. “Chi conosce i propri talenti si prepare a una vita felice”

E’ arrivato a Savignano come relatore dell’ultimo appuntamento di un ciclo di incontri sull’autenticità organizzato da Asca Around Sport. Paolo Mai è l’educatore che, dopo anni di esperienza con i più piccoli, nel 2014 ha dato vita a L’Asilo nel Bosco, scuola dell’infanzia – e in futuro anche scuola primaria – situata nella campagna di Ostia Antica dove, ispirandosi alle esperienze del nord Europa, si fa educazione all’aria aperta. 

Basi pedagogiche fortissime date da Metodo Montessori, pedagogia Waldorf, educazione libertaria, oltre a modelli come Paulo, Freire, Mario Lodi e Gianfranco Zavalloni. Nel video introduttivo che ci fa vedere restiamo ammirati – e pure un po’ invidiosi – nel vedere che i bambini della sua scuola per l’infanzia stanno la maggior parte del tempo all’aria aperta (ormai lo sappiamo tutti, stare al chiuso aumenta il rischio di malattie), usano materiali semplici (quanta plastica nella maggior parte dei giochi per bambini), si possono sporcare, hanno tanto spazio da scoprire e soprattutto hanno una luce negli occhi che capisci subito che sono felici.

 

Cinque sono i pilastri del progetto educativo dell’Asilo nel Bosco:

 

1- Lo spazio esterno come aula didattica privilegiata e fonte di esperienze. L’aula con la rigida educazione frontale mortifica la curiosità. A Ostia l’asilo si trova vicino al Tevere e agli scavi archeologici, poi c’è un maneggio e anche i campi che sono occasioni di ricerche e che arricchiscono la quotidianità.

2-  Grandissima attenzione alla relazione. Se si sentono ascoltati e amati i bambini sanno creare la relazione.

3- Esperienza diretta, perché chi fa impara, molto di più di chi ascolta e basta.

4- Educazione emozionale, dalla quale dipende lo sviluppo cognitivo. Per essere felici bisogna sapersi relazionare e dunque saper gestire le emozioni.

5- Il gioco come veicolo didattico privilegiato che attiva le energie del bambino.

 

Questo è l’impianto pedagogico fondamentale di un approccio che potrebbe sembrare alternativo, ma che in realtà è totalmente in linea con gli obiettivi consigliati dal Ministero per la scuola dell’infanzia. Senza dimenticare l’importanza di un patto educativo – proprio quello di cui oggi si sente la mancanza – tra famiglie ed educatori.

“La scuola di stampo ottocentesco che tutti conosciamo – dice Paolo Mai – spinge all’omologazione, se hai un’intelligenza logico-matematica o verbale te la cavi, altrimenti ti ritrovi frustato perché altri tipi di intelligenza non vengono considerati.

Spesso è un luogo che non parla della quotidianità dei bambini, dei loro interessi; ma tutti i più grandi pedagogisti dicono di partire dal bambino, da ciò che gli piace, dalla sua realtà. Scopo della scuola non è pretendere risposte, ma farsi domande. E poi chi l’ha detto che si deve fare tutti la stessa cosa nello stesso mimento? Si possono fare anche proposte multiple.Il maestro deve saper far crescere il bambino in un clima di libertà e ascolto, lavorando molto sul contesto e mettendosi quasi da parte.”

 

Allora gli chiediamo: “Qual è lo scopo della scuola?”.

“Lo scopo della scuola deve essere quello di aiutare a scoprire il proprio talento; chi conosce i propri talenti si prepara a vivere una vita felice e il talento lo scopri quando puoi conoscere tante cose diverse. Ogni maestro, ogni insegnante dovrebbe chiedersi a cosa serve la scuola. Porsi in modo autentico davanti al bambino, togliersi quella maschera sociale che molti maestri hanno, è fondamentale; ma per fare questo è necessario aver lavorato molto su sé stessi, ed educare col cuore. Perché se non si insegna con l’amore, finisce che si insegna con la paura.”

 

A settembre, poi, partirà la scuola primaria Piccola Polis, progetto nato dalla collaborazione tra l’Asilo nel Bosco di Ostia Antica e “Una scuola”, manifesto pedagogico elaborato da due ricercatrici dell’università Bicocca di Milano. “Il nostro sogno – dice Paolo – è arrivare all’università.”