Da Forlì all’ESC Congress 2026: la Cardiologia dell’ospedale Morgagni-Pierantoni ridefinisce i criteri di diagnosi dell’infarto

Otto ricerche presentate a Monaco di Baviera e uno studio su JAMA Cardiology: la struttura diretta dal prof. Carmine Pizzi protagonista al vertice internazionale della cardiologia

Un’eccellenza della sanità romagnola si attesta tra i protagonisti assoluti della cardiologia internazionale. L'unità operativa di Cardiologia universitaria dell'ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì ha portato una delegazione guidata dal professor Carmine Pizzi all'ESC Congress 2026 di Monaco di Baviera, la più prestigiosa assise scientifica europea dedicata alle patologie del cuore.

Nel corso dei lavori del congresso, il team forlivese ha illustrato ben otto lavori di ricerca. Gli ambiti di studio hanno spaziato dall'infarto miocardico acuto – comprese le forme senza ostruzioni coronariche significative – all'impatto dell'inquinamento atmosferico sulla salute cardiaca, fino alle tecniche avanzate di imaging e alla diagnostica delle masse e dei tumori del cuore.

Il contributo forlivese ha trovato riscontro diretto nelle nuove direttive mondiali. La Quinta Definizione Universale dell’Infarto Miocardico, presentata proprio a Monaco dalle principali società cardiologiche del pianeta, annovera tra i propri riferimenti scientifici una pubblicazione del gruppo romagnolo edita sulla rivista Circulation. Lo studio offre un criterio fondamentale per distinguere, nei soggetti sottoposti ad angioplastica, il reale infarto procedurale dal semplice rialzo dei marcatori di danno cardiaco.

A consolidare la rilevanza scientifica delle ricerche svolte a Forlì interviene la contemporanea pubblicazione sulla rivista internazionale JAMA Cardiology dello studio intitolato Causal Endotype-Based Classification of Myocardial Infarction. La ricerca porta la firma, come primo autore e co-primo autore, del dottorando dell'Università di Bologna Matteo Armillotta e del dottor Francesco Angeli.

Il nuovo lavoro propone di suddividere gli infarti in quattro grandi classi causali: problematiche strettamente coronariche, altre patologie cardiache, condizioni sistemiche generali dell'organismo e casi a eziologia incerta. Questa classificazione dettagliata integra la definizione universale offrendo uno strumento di precisione per identificare l'esatto meccanismo patogenetico.

Come spiegato da Matteo Armillotta, l'infarto non presenta caratteristiche identiche in tutti i soggetti. In diversi pazienti l'evento acuto deriva da condizioni cardiache non coronariche o da gravi quadri clinici generali. L'analisi promossa dal team mira a superare la generica diagnosi di infarto per giungere a una profilazione clinica individuale capace di guidare terapie e follow-up mirati.

La delegazione presente in Baviera ha visto affiancati ai medici strutturati – tra cui i dottori Luca Bergamaschi, Francesco Angeli e Matteo Armillotta – numerosi specializzandi in Cardiologia dell'Ateneo bolognese.

Il professor Carmine Pizzi, direttore della Cardiologia universitaria del nosocomio forlivese e docente associato all'Università di Bologna, ha rimarcato come il legame stretto tra attività clinica in reparto e ricerca rigorosa rappresenti la chiave per trasferire l'innovazione scientifica direttamente al letto del paziente, elevando gli standard di cura offerti alla collettività.