I dati del report Confartigianato evidenziano una crescita esponenziale dei reati informatici in Emilia-Romagna e in provincia di Forlì-Cesena

La digitalizzazione delle attività produttive porta con sé nuove insidie per il tessuto economico del territorio. Secondo quanto rilevato dall’ultimo studio dell’ufficio studi di Confartigianato Emilia Romagna, i reati informatici segnalati nella nostra regione hanno fatto registrare un balzo del 47,4% tra il 2019 e il 2024. Un incremento decisamente superiore rispetto al +10,6% complessivo registrato per la totalità degli illeciti commessi ai danni delle aziende. L’innalzamento dei cyberattacchi colloca l’Emilia-Romagna al quinto posto a livello nazionale per crescita del fenomeno, con un incremento del 37,1%.

Mauro Collina, segretario dell’associazione, sottolinea come le imprese siano sempre più esposte a questi pericoli, che oggi costituiscono il 35,5% di tutti i delitti contro le attività produttive, a fronte del 25% rilevato nel 2019.

Analizzando la tipologia delle violazioni, l’indagine precisa che la quasi totalità dei casi, pari all’89,4%, riguarda truffe e frodi informatiche quali il phishing o il furto di credenziali online, con un aumento del 42,8% nel quinquennio considerato. Il rimanente 12,6% comprende invece la sottrazione di dati a scopo di riscatto o vendita sul dark web, oltre al blocco di portali e servizi web, voce che ha visto addirittura raddoppiare le denunce (+103,5%).

Per quanto riguarda il contesto locale, il segretario Collina evidenzia che Forlì-Cesena mostra un aumento di questi illeciti del 58,5%, posizionandosi al 22esimo posto nella graduatoria delle province italiane. Guardando all’intero territorio regionale, circa il 15% delle piccole imprese ha subito almeno un episodio critico legato alla sicurezza ICT, con conseguenze che vanno dall’interruzione delle attività alla perdita o alla diffusione impropria di contenuti riservati. Tradotto in numeri concreti, su un bacino di oltre 19 mila piccole realtà operative in regione, quasi 3 mila si sono trovate ad affrontare emergenze nella gestione informatica.

Oltre ai malfunzionamenti tecnici o hardware, le intrusioni esterne hanno provocato l’inagibilità dei servizi nel 2,9% dei casi. Inoltre, l’1,5% delle piccole aziende ha subito il danneggiamento di archivi digitali a causa di malware o accessi abusivi, mentre lo 0,7% ha riportato la fuga di informazioni riservate dovuta ad attacchi mirati o disattenzioni interne.

Nonostante l’impatto dei reati sia proporzionale alla dimensione della struttura aziendale, si nota una sensibile crescita della cultura della prevenzione. Collina conclude evidenziando come la percezione del pericolo stia spingendo sempre più imprenditori a investire in protezione: nella provincia oltre il 45% delle piccole imprese e il 29,3% delle realtà sotto i dieci dipendenti sta destinando risorse alla protezione dei dati.

Confartigianato conferma la propria disponibilità ad affiancare le aziende nell’acquisizione delle competenze necessarie per conoscere i rischi e adottare efficaci strumenti di difesa.