Mobilizzazione nazionale Electrolux: da Cerreto d’Esi la risposta compatta dei lavoratori

La delegazione forlivese si unisce al fronte unico dei cinque stabilimenti italiani contro i 1.450 esuberi e la minaccia di chiusure

La protesta del gruppo Electrolux sale di livello e chiama a raccolta i lavoratori di tutti gli impianti del Paese. La grande manifestazione nazionale andata in scena a Cerreto d’Esi ha visto la partecipazione attiva di tute blu e delegazioni arrivate da ogni sito italiano, compresa quella di Forlì, giunta nelle Marche con due pullman organizzati dalle sigle FIM, FIOM e UILM.

Al centro della contestazione c'è una posizione condivisa in modo unitario da CGIL Forlì Cesena, CISL Romagna, UIL Forlì e dalle rispettive categorie dei metalmeccanici FIOM, FIM e UILM, le quali dichiarano come da Cerreto arrivi un no categorico, compatto e irrevocabile al piano aziendale, sottolineando che i cinque stabilimenti si difenderanno insieme.

I numeri della riorganizzazione restano pesanti. A seguito di mesi di trattative, il progetto della multinazionale continua a registrare 1.450 esuberi sul territorio nazionale, ai quali si sommano 135 contratti a termine destinati al non rinnovo, 91 posizioni già cessate e la dismissione del polo produttivo marchigiano. Una linea che, secondo le parti sociali, evidenzia un ridimensionamento netto dell'impronta industriale del marchio in Italia.

Per quanto riguarda la realtà di Forlì, il piano previdenziale prevede 297 tagli, ripartiti tra 214 operai della produzione e 83 dipendenti dello staff. La forza lavoro legata alla fabbricazione scenderebbe così dalle attuali 584 unità a 370 entro il 2028, in parallelo a una contrazione dei volumi complessivi da circa 1,58 milioni a 1,187 milioni di pezzi.

I rappresentanti dei lavoratori ribadiscono la piena presenza di Forlì all'interno della vertenza nazionale, garantendo che la mobilitazione proseguirà fino a quando sarà necessario. I sindacati definiscono inaccettabile la riduzione di occupazione e volumi, poiché compromette la tenuta e le prospettive future del sito forlivese, chiedendo non solo il ritiro degli esuberi ma un piano industriale credibile con investimenti, nuovi prodotti e carichi di lavoro adeguati.

Durante il corteo, la RSU di Cerreto ha sottolineato che in un mondo normale i lavoratori avrebbero un futuro, ricordando che nei cinque impianti restano competenze, strutture e know-how, mentre a mancare è una strategia in grado di valorizzare questo patrimonio.

Sul tavolo c'è anche il rapporto con le istituzioni. Electrolux ha sollecitato l'intervento del Governo su costi e competitività, ma le organizzazioni sindacali evidenziano come a fronte di un eventuale sostegno pubblico la multinazionale debba assumersi impegni precisi: zero chiusure nei cinque siti, nessun licenziamento, mantenimento delle produzioni in Italia e risorse per garantire il futuro produttivo. Cerreto, Forlì, Porcia, Susegana e Solaro non possono essere trattate come vertenze separate o messe in competizione tra loro, dovendo essere gestite all'interno di un unico quadro nazionale. La richiesta emersa dalla piazza resta il ritiro immediato del piano e l'apertura di un tavolo per una reale prospettiva industriale per tutti i siti del gruppo.