Agricoltura e pesca romagnole travolte dal caldo e dal maltempo
Il bilancio di Confcooperative Romagna-Estense evidenzia i danni provocati dall'estate del 2026 tra cali di produzione e impennata dei costi energetici
Un'estate segnata da picchi termici fuori norma, grandinate violente e un aumento dei costi energetici fino all'ottanta per cento ha messo a dura prova il comparto agroalimentare e della pesca nel territorio di Romagna e Ferrarese. Ogni filiera produttiva ha dovuto fare i conti con ripercussioni sulla qualità dei prodotti e complessi problemi nell'organizzazione delle attività lavorative.
Analizzando lo scenario complessivo, il presidente di Confcooperative Romagna-Estense, Roberto Savini, ha ricordato come il territorio possa contare su realtà cooperative tra le più importanti d'Italia che hanno saputo investire e aggregarsi. Tuttavia, di fronte a un cambiamento climatico ormai strutturale, la sfida richiede un passo ulteriore per adeguare tecniche di coltivazione, allevamento e gestione del lavoro. La strada dell'aggregazione e delle filiere solide rimane per Savini la scelta vincente, ma occorre evitare che le imprese vengano lasciate sole ad affrontare questi mercati difficili.
Nel comparto dell'ortofrutta la maturazione precoce e le scottature hanno compromesso la crescita dei frutti e messo sotto sforzo le piante, minando la produttività futura. A ciò si sono aggiunti temporali estremi e grandinate che hanno ostacolato il lavoro nei campi e nelle strutture di stoccaggio, creando grandi rischi per la tenuta delle aziende più piccole.
Per la viticoltura la raccolta anticipata e il ricorso a strategie d'emergenza, come la vendemmia notturna o l'impiego del caolino per proteggere le chiome, sono stati indispensabili. Se nei vigneti di pianura irrigati le rese si mantengono sui livelli dello scorso anno, nelle zone collinari si registrano perdite fino al venti per cento. La qualità delle uve raccolte è buona, anche se in cantina occorreranno trattamenti specifici per garantire le corrette fermentazioni, in un quadro di mercato caratterizzato da un calo globale dei consumi.
I cereali risentono di una forte disomogeneità: a fronte di volumi soddisfacenti per grano e orzo, i livelli proteici risultano inferiori agli standard, mentre mais e sorgo hanno subito gravi danni per lo sviluppo di aflatossine dovute al caldo, rendendo i raccolti inutilizzabili. La crisi della cerealicoltura è inasprita dai prezzi di vendita bassi e dalla pressione delle importazioni esterne.
Particolarmente critica è la situazione della pesca e dell'acquacoltura, con l'acqua nelle lagune che ha superato i trentatré gradi. Nella Sacca di Goro l'anossia provocata dal surriscaldamento e la crescita impropria delle alghe stanno compromettendo la molluschicoltura, con perdite stimate fino al novanta per cento della produzione di cozze. Nonostante l'intervento dei sostegni regionali a tutela del reddito, il settore necessita di una pianificazione strategica di lungo periodo.