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A fianco dei lavoratori dell’AUSL Romagna, che stanno sostenendo le raccolte firme promosse da FP CISL e UilFpl per richiedere un aumento del valore dei buoni pasto

L’importo di 5,16 euro deriva dalle vecchie 10’000 lire, quindi invariato almeno dal 2002, non solo non è sufficiente per acquistare un semplice pranzo, ma è certamente impossibile anche per l’acquisto di un panino.

Calcolando solo l’inflazione dall’introduzione dell’euro, quel valore oggi dovrebbe almeno essere aggiornato a 7,77€, l’equivalente di 15’045 lire, e questo significa che con questo blocco i lavoratori hanno perso negli anni un terzo del potere d’acquisto.

Noi siamo assolutamente favorevoli all’incentivazione dei buoni pasto, che sono parte del giusto compenso per i lavoratori e uno sgravio contributivo per le imprese.

Inoltre è un buon esempio che riesce a coniugare sostenibilità sociale e ambientale: anche se spesi per fare la spesa favoriscono una economia locale, utilizzabile per i generi alimentari di prima necessità.

Se il caso dei lavoratori dell’AUSL è esemplare, che richiede una rapida risoluzione, non sono certo gli unici ad avere diritto all’aumento: riteniamo che al giorno d’oggi un buono pasto debba essere almeno di 10 euro, cifra sotto la quale difficilmente si può sostenere un pranzo dignitoso.

Assieme a questo diritto portiamo avanti la battaglia sacrosanta per il salario minimo, che abbiamo proposto in Parlamento e intendiamo imporre anche nei contratti stipulati dalle aziende aggiudicatrici degli appalti dell’amministrazione comunale.

L’articolo 36 della Costituzione dice che “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”

Si può fare, aprendo le gare d’appalto del Comune solo a chi assicura un salario minimo di 9€ lordi all’ora, e nell’affidamento di servizi professionali dare più punti a chi paga dignitosamente collaborazioni esterne e tirocini.

Il lavoro non è un privilegio, ma un diritto e un impegno che deve essere associato a una retribuzione dignitosa, altrimenti è sfruttamento.

Così come spesso è sfruttamento il ricorso ai continui subappalti, che mettono a rischio la salute e la sicurezza dei lavoratori, con risvolti tragici purtroppo quotidiani.

Dobbiamo garantire ai nostri figli un futuro migliore di quello che abbiamo vissuto, e questo non è possibile se permettiamo che gli stipendi perdano potere d’acquisto, che la sicurezza venga messa a repentaglio e i diritti vengano calpestati.