Ampie sacche di irregolarità nel lavoro di distribuzione porta a porta dei volantini (foto Schutterstock)

Anche paghe di 2 euro l’ora per chi distribuisce le pubblicità. Indagini in varie zone italiane

Sono i nuovi schiavi della pubblicità. Un fenomeno sotterraneo che a volte si fa finta di non vedere, anche se ogni giorno pedalano per le strade inserendo volantini, spesso di primarie catene commerciali, nella buca delle lettere. Sono tra gli sfruttati del nostro tempo, coloro che distribuiscono i volantini: normalmente stranieri, spesso immigrati irregolari, spesso sottopagati e ora controllati con i gps – come hanno scoperto i militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Pesaro e Urbino – collocati sulle vecchie bici che gli vengono fornite dai datori di lavoro. Nelle settimane scorse la Procura di Novara – come riporta anche “Senza filtro” – ha chiesto il rinvio a giudizio per diciotto persone ritenute coinvolte a vario titolo in un giro di sfruttamento di pakistani senza permesso di soggiorno.

Le inchieste delle forze dell’Ordine

L’inchiesta era partita nel 2021: l’organizzazione avrebbe incassato quattro milioni di euro in nero ma ai migranti che mettevano i volantini nelle cassette postali veniva corrisposta una paga oraria di circa due euro. Il turno di lavoro durava anche dodici ore al giorno, e dal compenso chi metteva i volantini doveva sottrarre una quota da lasciare all’organizzazione per un giaciglio in un capannone dismesso in una zona industriale. Con la crisi, anche molti italiani espulsi dal mercato del lavoro – soprattutto per questioni anagrafiche che ne rendono quasi impossibile la ricollocazione – accettano di riciclarsi in “postini” della pubblicità. La sostanza, però, a volte non cambia: stesse ore di lavoro, stessa misera paga, talvolta in nero. Stesse, nel caso, modalità di sfruttamento.

La diffusione del fenomeno

E il fenomeno è diffuso in tutta Italia basta vedere il moltiplicarsi dei cartelli condominiali che invitano a non lasciare pubblicità. E la Romagna non è da meno. Infatti, anche a Cesena la Guardia di Finanza aveva individuato un’organizzazione sospettata di sfruttare lavoratori, per lo più pakistani, che distribuivano volantini pubblicitari in diverse province dell’Emilia-Romagna. Anche qui i lavoratori erano in nero, la paga di 5 euro ogni mille volantini distribuiti, le condizioni di lavoro molto precarie. Il tutto era stato messo in piedi da tre individui di nazionalità pakistana, che avevano costituito delle società individuali di comodo. I lavoratori sfruttati erano costretti a vivere in pessime condizioni igienico-sanitarie, in un’abitazione locata dai “caporali” per la quale pagavano tra i 100 e i 200 euro al mese a persona. Anche i lavoratori di Cesena erano sottoposti a continua sorveglianza attraverso sistemi di localizzazione satellitare, che ne monitoravano tutti gli spostamenti. A Formigine, in provincia di Modena, era stata invece la Polizia Locale a scoprire una ventina di richiedenti asilo, di cui 7 provenienti da Senegal, Pakistan, Gambia e Burkina Faso: questi con le condizioni più penalizzanti. Più in generale, dalle dichiarazioni dei lavoratori erano emerse situazioni diversificate: sia dal punto di vista contrattuale (alcuni risultati in nero, altri con regolare contratto), sia sotto il profilo dei compensi, dai 5 ai 30 euro a giornata.

I grandi (e piccoli) marchi conoscono la situazione?

Non esistono dati ufficiali sullo sfruttamento di lavoratori nel volantinaggio perché il settore non è mai stato oggetto di studi e peraltro, seppure apparentemente obsoleto, il volantino, come mezzo pubblicitario continua a essere molto utilizzato soprattutto per le promozioni. Ma i grandi e piccoli marchi sanno come potrebbero venire distribuiti i loro volantini? Hanno preso iniziative per scongiurare l’eventuale illegalità che può ruotare intorno alle loro promozioni? Le indagini portate avanti dalle forze dell’ordine dicono che, in ogni caso, c’è ancora molto da fare.