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Aumentano le bollette ma anche i dividendi (12 centesimi per azione)

I conti di Hera fanno felici gli azionisti (a cui vanno 335 milioni di dividendi), amministrazioni comunali in primis, un po’ meno i clienti che si lamentano per le bollette sempre più “salate” a causa dei rincari mondiali delle materie prime tra cui il gas. Oggi, il 45,8% delle azioni sono divise tra oltre 100 Comuni (tra cui quelli romagnoli) di cui il maggiore azionista ha una partecipazione inferiore al 10%: il restante 54,2% rappresenta il flottante, detenuto da privati suddivisi tra investitori istituzionali, retail, fondazioni bancarie e aziende.

Il Gruppo Hera ha chiuso il 2021 positivamente con tutti gli indicatori economico-finanziari in crescita rispetto al 2020. La multiutility bolognese ha registrato nel 2021 ricavi per oltre i 10,5 miliardi, in rialzo del 49,1% e ha deliberato la distribuzione di un dividendo di 12 centesimi per azione. “I positivi risultati del 2021 evidenziano un ulteriore rafforzamento della solidità patrimoniale e finanziaria dell’azienda –  ha commentato l’Ad Stefano Venier – che ci consente di affrontare con fiducia il complesso scenario attuale”. In particolare, nei settori energy hanno inciso i maggiori ricavi per le attività di intermediazione, i maggiori volumi venduti di gas e l’aumento dei prezzi delle commodities energetiche. In aumento anche i ricavi del settore ambiente, per le maggiori materie plastiche vendute e per le acquisizioni nel mercato industria. L’utile netto al 31 dicembre 2021 sale a 372,7 milioni, in rialzo del 15,5% rispetto ai 322,8 milioni dell’anno precedente. In forte crescita anche l’utile netto di pertinenza degli azionisti che è salito a 333,5 milioni di euro (+10,2%). Il dividendo sarà corrisposto alle azioni in conto alla data del 21 giugno 2022. In aumento nel 2021 gli investimenti netti che sono stati pari a 570,3 milioni, in crescita del 7,9% rispetto ai 528,5 milioni del 2020. Stabile l’indebitamento finanziario netto, che al 31 dicembre 2021 si attesta a 3.261,3 milioni, in linea con i 3.227,0 milioni al 31 dicembre 2020.

Con riguardo alla guerra in Ucraina e agli aumenti dei prezzi delle materie prime energetiche, secondo Hera ci sono rischi legati alla crescita ulteriore dell’inflazione per effetto delle commodity energetiche, con impatto su prodotti di largo consumo e con conseguente riflesso su crescita del pil e sulla domanda energetica. Peraltro, l’indisponibilità di forniture di gas provenienti dalla Russia – che coprono il 35%-40% del consumo nazionale – comporterebbe effetti sulle attività industriali dei prossimi mesi e anche sui consumi termici domestici se protratta oltre il periodo estivo. “In linea con la propria strategia di risk management, il Gruppo Hera sta monitorando giorno per giorno l’evolversi della situazione, definendo i possibili scenari di rischio per le proprie attività e individuando, laddove possibile, azioni di mitigazione”, si legge nel comunicato della società bolognese.