Fonte: Confartigianato Forlì

Riportiamo l’intervento del segretario di Confartigianato di Forlì, Marco Valenti

Gli ultimi dati sui prezzi al consumo, diffusi dall’Istat, mostrano un’accelerazione dell’inflazione, che sale a +2,5%, trainata dall’incremento del 20,2% dei prezzi dei beni energetici. Nel confronto internazionale l’Italia registra un peso della componente energetica sul tasso di inflazione di 1,6 punti, superiore a Germania (1,2 punti) e Francia (1 punto). Sul trend dei prezzi energetici preme l’escalation di quelli del gas, con le quotazioni ai massimi storici, su livelli cinque volte più alti rispetto allo scorso anno. 

Chiarisce il segretario di Confartigianato di Forlì Marco Valenti “il peso  sul fatturato del costo di acquisto del gas è più elevato per i settori della metallurgia, del vetro ceramica e prodotti per l’edilizia, della carta e della chimica, nel cui perimetro operano oltre 27 mila imprese, che danno lavoro a 169 mila addetti. La bolla del gas colpisce anche le imprese di autotrasporto a causa dell’incremento del Gas Naturale Liquefatto (GNL). Le imprese stanno producendo per far fronte a contratti chiusi nei mesi precedenti ai rialzi, quindi con prezzi di vendita che non incorporavano lo shock del prezzo di acquisto del gas. È evidente la riduzione del valore aggiunto, con conseguente pesante effetto recessivo che frena la ripresa, malgrado le attese sugli ordinativi per le imprese del settore vetro, ceramica e cemento siano ai massimi dalla fine del 2000.” 

Sull’escalation dei prezzi del gas agiscono numerose concause. Continua Valenti “accanto ai fattori stagionali, legati a temperature più rigide, si associa la correlazione con l’ascesa dei prezzi del petrolio, l’aumento delle quotazioni internazionali del GNL influenzate dalle strozzature dell’offerta e dalla forte crescita del costo del trasporto marittimo conseguenti alla pandemia. Influiscono, inoltre, le speculazioni, la riduzione del livello delle scorte, le criticità temporanee nel transito del gas dalla Norvegia e dalla Russia e la ripresa della domanda.” La domanda mondiale è, infatti, rafforzata dalla crescente sostituzione di carbone con gas nelle maggiori economie emergenti manifatturiere, come Cina e India.

Conclude il segretario “l’Italia registra un’elevata dipendenza all’estero per il gas, con un peso delle importazioni sull’energia disponibile del 95,1% a fronte dell’89,7% della media europea, tanto che negli ultimi 12 mesi le importazioni di gas tornano a superare i 10 miliardi di euro. Uno svantaggio in termini competitivi, che danneggia le nostre imprese.”