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“La situazione è grave e ulteriori chiusure possono portare a un punto di non ritorno per molte aziende”

Confartigianato, insieme alle altre organizzazioni di categoria, ha predisposto un documento con le “Proposte per la riapertura delle attività di ristorazione” per sollecitare a Governo e Comitato Tecnico Scientifico la riapertura in sicurezza delle attività di ristorazione. Il documento unitario è stato inviato al Ministro della Salute, a quello dello Sviluppo Economico e al Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Come spiegano dall’Associazione forlivese “l’’evidenza epidemiologica non consente di imputare a bar e ristoranti e alla ristorazione in genere, la trasmissione del virus, che è rimasta a livelli particolarmente elevati anche da quando queste attività sono praticamente chiuse. Per scongiurare altri mesi di sospensione è indispensabile che il Governo, con la collaborazione del comitato tecnico scientifico, identifichi linee guida a cui le imprese possano attenersi per poter ricominciare a lavorare.”

La situazione è grave e ulteriori chiusure possono portare a un punto di non ritorno per molte aziende. Continuano “senza sottovalutare il fatto che la ristorazione e il comparto degli eventi sono parte di una filiera – quella dell’agroalimentare – a cui si collega il destino di circa 4 milioni di posti di lavoro. Per questo sollecitiamo l’individuazione di regole, che, una volta applicate, permettano di lavorare in sicurezza nel campo della ristorazione e degli eventi. È indispensabile dare alle imprese la certezza di poter tornare a svolgere la propria attività con un certo grado di regolarità. Le aperture a intermittenza costituiscono un ostacolo per la pianificazione del lavoro, che si struttura – come è facilmente intuibile – sull’acquisto e la trasformazione di prodotti che per loro natura presentano carattere di deperibilità.” Una nota concerne anche le imprese che organizzano eventi, come quelle di catering “è necessario prevedere già dal prossimo decreto la distinzione tra cerimonie e feste, che vengono erroneamente accomunate nelle disposizioni vigenti. Questa separazione consentirebbe di considerare correttamente la cerimonia come evento organizzato, quindi consentito in zona gialla con l’applicazione dello specifico protocollo di sicurezza.”