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Nel 2020 le esportazioni in provincia di Forlì-Cesena ammontano a 3,4 miliardi di euro, con un calo dell’8,6% rispetto al 2019

Le conseguenze della pandemia, con il lockdown delle imprese, e l’effetto Brexit, hanno inciso negativamente sulle esportazioni dei nostri territori nel corso del 2020. In calo il valore esportato dei principali prodotti: dai prodotti della meccanica a quelli in metallo, dall’abbigliamento alle calzature. In diminuzione, inoltre, le esportazioni verso tutti i principali Paesi. Dopo la presentazione del Rapporto sull’economia 2020 e scenari, prosegue la diffusione di analisi e valutazioni che affrontano i temi e i fenomeni più significativi per la governance dei nostri territori.

Export delle imprese: aggregato Romagna – Forlì-Cesena e Rimini

Nell’anno 2020 le esportazioni del territorio Romagna (Forlì-Cesena e Rimini) sono state pari a 5,6 miliardi di euro, con una flessione dell’11,0% rispetto al 2019 (-8,2% per la regione Emilia-Romagna e -9,7% per l’Italia). 

Diminuisce il valore esportato dei principali prodotti, con le uniche eccezioni rappresentate dai prodotti dell’agricoltura (6,5% dell’export), in aumento del 5,8%, e dai mobili (5,3%), in crescita del 15,2%: -5,9% i macchinari e gli apparecchi meccanici (21,8%), -24,8% i prodotti tessili, dell’abbigliamento e calzature (15,1%), -15,1% i metalli e i prodotti in metallo (10,4%), -5,6% i prodotti alimentari e le bevande (8,3%) e -15,7% i mezzi di trasporto (8,1%).

principali Paesi di destinazione delle esportazioni sono, nell’ordine, la Francia (12,6% del totale), la Germania (11,1%), gli Stati Uniti (8,6%), il Regno Unito (6,6%), la Spagna (4,3%), la Polonia (4,1%), i Paesi Bassi (3,2%) e la Russia (3,0%). A parte il lieve aumento nei Paesi Bassi (+0,4%), si registrano variazioni negative in tutti gli altri, da quelle più basse di Francia e Germania (rispettivamente, -2,3% e -3,7%) alle maggiori di Regno Unito e Russia (-18,0% per il primo e -17,5% per la seconda).

“Il 2020, anno purtroppo straordinario per le gravi problematiche determinate dalla pandemia, si è chiuso, come previsto, con un calo delle esportazioni in tutti i livelli territoriali (provinciale, regionale e nazionale). Nonostante tutto, l’export si conferma, in particolare per le imprese di medie e piccole dimensioni con forti specializzazioni verticali, un’opportunità strategica per generare nuove fonti di reddito e per accrescere il valore del loro business. – commenta Roberto Albonetti, Segretario generale della Camera di commercio della Romagna – Il 2021 si prospetta come un anno di transizione verso la ripresa, legata anche al successo del piano vaccinale, come dimostrano i dati che arrivano dai Paesi in cui la copertura vaccinale ha consentito la riapertura delle attività e ha fatto ripartire i consumi (come Usa e Oriente). Tutto ciò, fa sperare anche in un effetto traino per il nostro export. La Camera di Commercio della Romagna supporta le imprese ad approcciare i mercati esteri in modo competitivo, con azioni mirate che consentano di sfruttare al meglio le tecnologie digitali, fondamentali in questo anno di crisi. La Camera, ha adottato nel proprio piano strategico linee per la promozione e lo sviluppo dell’internazionalizzazione e del commercio con l’estero e fornisce servizi informativi, formazione, risorse e semplificazione attraverso la digitalizzazione per supportare le imprese, in particolare quelle più piccole, in questo processo cruciale”.

Export delle imprese: focus provinciale Forlì-Cesena

Nell’anno 2020 le esportazioni in provincia di Forlì-Cesena ammontano a 3,4 miliardi di euro, con un calo dell’8,6% rispetto al 2019, lievemente superiore alla variazione negativa regionale (-8,2%) ma inferiore a quella nazionale (-9,7%). Le diminuzioni hanno caratterizzato tre trimestri dell’anno (il primo, il secondo e il quarto), con il decremento peggiore fatto segnare nel trimestre aprile-giugno (-26,6% sugli stessi tre mesi del 2019); stabili, invece, le esportazioni nel periodo luglio-settembre 2020. 

In diminuzione il valore esportato dei principali prodotti: -4,4% i macchinari e gli apparecchi meccanici (17,1% del totale), -12,0% i metalli e i prodotti in metallo (12,2%), -5,7% i prodotti alimentari e le bevande (8,0%), -5,0% gli apparecchi elettrici (7,8%), -0,6% i mezzi di trasporto (7,4%), -29,5% gli articoli sportivi (6,8%), -5,2% gli articoli in gomma e materie plastiche (6,1%) e -31,8% le calzature (5,4%); in aumento, invece, l’export dei prodotti dell’agricoltura del 6,3% (9,7% del totale) e dei mobili del 20,1% (7,9%).

principali Paesi di destinazione delle esportazioni sono, nell’ordine, la Francia (14,9% del totale), la Germania (12,6%), il Regno Unito (6,4%), gli Stati Uniti (6,4%), la Spagna (4,6%), la Polonia (4,1%), i Paesi Bassi (3,6%) e la Cina (3,2%). Sono proprio questi ultimi due gli unici Paesi verso i quali si registrano incrementi (rispettivamente, +2,0% e +3,4%), mentre variazioni negative caratterizzano tutti gli altri, partendo da quelle più basse di Francia (-1,1%) e Germania (-6,4%) e arrivando a quelle maggiori di Regno Unito (-15,0%), Stati Uniti (-13,5%) e Spagna (-13,4%).