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“Così come accade a livello regionale e nazionale”

Sulla base dei dati grezzi ISTAT del 2° trimestre 2020, elaborati dal Sistema Camerale regionale, considerati come media annua degli ultimi 4 trimestri (dal 3° trimestre 2019 al 2° trimestre 2020), l’aggregato Romagna (Forlì-Cesena e Rimini) presenta dinamiche lavorative che, per gli effetti della pandemia, come prevedibile, sono peggiorati rispetto al periodo aprile-giugno 2019.A fronte, infatti, di un tasso di attività (forze lavoro / popolazione in età lavorativa) che è rimasto sostanzialmente stabile, si riscontrano diminuzioni del tasso di occupazione (occupati / popolazione in età lavorativa) e incrementi del tasso di disoccupazione (persone in cerca di occupazione / forze lavoro), sia totale sia giovanile.

Nel dettaglio, il tasso di attività 15-64 anni si assesta al 73,8% (73,9% nel 2° trimestre 2019), il tasso di occupazione 15-64 anni al 68,4% (era il 69,1%), il tasso di disoccupazione totale al 7,2% (dal 6,3%) e quello giovanile 15-24 anni al 26,8% (dal 17,5%). In particolare, la situazione lavorativa dei giovani, con un relativo tasso di disoccupazione, nel 2° trimestre di quest’anno, fa segnare un aumento di ben 9,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel confronto con Emilia-Romagna e Italia, i tassi di occupazione e disoccupazione risultano lievemente peggiori dei dati regionali (rispettivamente, 69,6% e 5,3%) ma nettamente migliori di quelli nazionali (rispettivamente, 58,6% e 9,0%).

In termini numerici, a livello tendenziale, nell’area Romagna si assiste ad un calo degli occupati dell’1,4% (326.328 unità nel 2° trimestre 2020) e a un aumento dei disoccupati del 13,2% (25.182 unità); in crescita anche gli “inattivi”, cioè coloro che non cercano più attivamente un lavoro, dell’1,3% (280.485 unità).

I dati relativi alla Cassa integrazione guadagni sono la rappresentazione più immediata della criticità della situazione: +1.771% le ore di CIG autorizzate nel periodo gennaio-settembre 2020, rispetto ai primi nove mesi del 2019, per un totale di 32,2 milioni di ore, di cui il 71,0% di CIG ordinaria, il 27,0% di CIG in deroga e il 2,0% di CIG straordinaria; in merito ai settori, a soffrire maggiormente sono, nell’ordine, il manifatturiero, con il 57,7% del totale delle ore autorizzate, il commercio, con il 15,6%, e le costruzioni, con l’8,9%. L’incremento della cassa integrazione nell’aggregato Romagna risulta superiore a quello che si verifica sia in Emilia-Romagna (+1.597,0%) sia in italia (+1.109,8%).

I dati “destagionalizzati” relativi ai rapporti di lavoro dipendente mostrano un saldo negativo tra attivazioni e cessazioni lavorative per il periodo marzo-giugno 2020 (-12.665 unità) mentre, complice la ripresa delle attività legate al commercio e al turismo, si riscontra un saldo positivo nel mese di luglio (+4.951 unità).

“L’impatto del Coronavirus sul mondo del lavoro è stato pesante: secondo Eurostat l’Italia è il terzo Paese più colpito in Europa. Anche sui nostri territori, purtroppo, gli effetti della pandemia sono rilevanti, in termini di perdita di posti di lavoro, di riduzioni di orario e, di conseguenza, di perdita e riduzione di reddito, anche connessi all’esplosione del ricorso alla cassa integrazione – commenta Alberto Zambianchi, presidente della Camera di commercio della Romagna –. Va sottolineato, inoltre che questi effetti negativi colpiscono in modo diverso i settori economici (in particolare il terziario), in modo diverso per genere (in particolare le donne) e in modo diverso in base all’età (in particolare i giovani). La crisi rischia, perciò, di ampliare la fascia di vulnerabilità e di causare un forte arretramento nelle diverse componenti dello e della coesione sociale, a partire da quelle che già nella situazione pre crisi avevano minori opportunità. È importante, quindi, lavorare per un grande piano di rilancio dell’occupazione, con misure di esonero contributivo, valorizzazione reale dello smart working, ridefinizione degli ammortizzatori sociali, formazione professionale e gestione strategica delle crisi di azienda. Ma bisogna anche attivarsi per migliorare l’adattabilità e il bagaglio di competenze e l’aggiornamento professionale di ciascun lavoratore. Secondo il dossier 2020 di Unioncamere-Anpal, nei prossimi sei mesi il 75% delle aziende italiane avvierà azioni di reskilling del personale, cioè di acquisizione di nuove abilità. Azioni che, insieme a quelle di upskilling, cioè di miglioramento delle competenze, sono cruciali per la ripartenza. In sostanza, i processi di ristrutturazione delle imprese, finora bloccati dal Governo, avranno ripercussioni sull’occupazione, perciò, è necessario sostenere le imprese e la loro capacità di presidiare e creare occupazione a partire dalle professionalità innovative e a maggior valore aggiunto. E, quindi, massimo impegno per tutelare le persone migliorando la loro occupabilità (riqualificazione professionale). Soprattutto, va riservata, un’attenzione particolare per ai giovani, già sfavoriti nel mercato del lavoro pre crisi e ora ancor più in difficoltà”.

Il Mercato del lavoro: focus provinciale Forlì-Cesena

I dati grezzi ISTAT del 2° trimestre 2020, elaborati dal Sistema Camerale regionale, considerati come media annua degli ultimi 4 trimestri (dal 3° trimestre 2019 al 2° trimestre 2020), per la provincia di Forlì-Cesena rilevano, rispetto al periodo aprile-giugno 2019, lievissimi incrementi del tasso di attività (forze lavoro / popolazione in età lavorativa) e di occupazione (occupati / popolazione in età lavorativa) e una sostanziale stabilità del tasso di disoccupazione (persone in cerca di occupazione / forze lavoro); in aumento, però, il tasso di disoccupazione giovanile.

Nel dettaglio, il tasso di attività 15-64 anni si assesta al 75,6% (74,2% nel 2° trimestre 2019), il tasso di occupazione 15-64 anni al 71,6% (era il 70,4%), il tasso di disoccupazione totale al 5,1% (dal 5,0%) e quello giovanile 15-24 anni al 19,3% (dal 13,5%). Situazione lavorativa dei giovani più complicata, quindi, con un relativo tasso di disoccupazione che, nel 2° trimestre di quest’anno, fa segnare un aumento di 5,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel confronto territoriale, i tassi di occupazione e disoccupazione provinciali risultano però migliori sia dei dati regionali (rispettivamente, 69,6% e 5,3%) sia di quelli nazionali (rispettivamente, 58,6% e 9,0%). In termini numerici, a livello tendenziale, in provincia di Forlì-Cesena si assiste ad un aumento degli occupati dello 0,8% (181.685 unità nel 2° trimestre 2020) e dei disoccupati del 4,4% (9.805 unità); in diminuzione, invece, gli “inattivi”, cioè coloro che non cercano più attivamente un lavoro, dell’1,0% (148.127 unità). 

I dati relativi alla Cassa integrazione guadagni sono fortemente negativi: +2.348,7% le ore di CIG autorizzate nel periodo gennaio-settembre 2020, rispetto ai primi nove mesi del 2019, per un totale di 18,0 milioni di ore, di cui il 77,7% di CIG ordinaria, il 20,6% di CIG in deroga e l’1,7% di CIG straordinaria; in merito ai settori, a soffrire maggiormente sono, nell’ordine, il manifatturiero, con il 65,2% del totale delle ore autorizzate, il commercio, con l’11,8%, e le costruzioni, con il 9,1%. L’incremento della cassa integrazione provinciale risulta superiore a quello che si verifica sia in Emilia-Romagna (+1.597,0%) sia in italia (+1.109,8%).

I dati “destagionalizzati” relativi ai rapporti di lavoro dipendente mostrano un saldo negativo tra attivazioni e cessazioni lavorative per il periodo marzo-giugno 2020 (-4.685 unità) mentre, complice la ripresa delle attività legate al commercio e al turismo, si riscontra un saldo positivo nel mese di luglio (+1.276 unità).