Piccoli negozi di abbigliamento in crisi nera

Penalizzato il non alimentare (-22,6%) e i negozi piccoli e medi – Crescono iper e supermercati

I dati di Unioncamere Emilia-Romagna dicono che nel secondo trimestre del 2020 si è verificato il più grande crollo mai registrato (-13,1 per cento). L’epidemia di coronavirus ha accentuato notevolmente i processi di cambiamento che caratterizzano da anni il settore del commercio. Tra le tipologie del dettaglio, è stato colpito soprattutto lo specializzato non alimentare, la perdita è molto più contenuta per quello alimentare, mentre iper, super e grandi magazzini confermano il boom di vendite. L’andamento negativo è più pesante per la piccola distribuzione, più contenuto per la media impresa e più ridotto per le attività con 20 o più addetti. I numeri descrivono in modo plastico ed evidente la crisi del commercio ampliata in modo dirompente dall’effetto Covid19. Le vendite a prezzi correnti sono crollate infatti nel secondo trimestre del 2020 registrando una perdita del 13,1 per cento rispetto all’analogo periodo del 2019 per gli esercizi al dettaglio in sede fissa dell’Emilia-Romagna.  Si tratta del più ampio crollo delle vendite fino a ora registrato. L’epidemia di coronavirus ha accentuato decisamente i processi di cambiamento che da anni caratterizzano il settore del commercio, con effetti immediati sui risultati economici.

Le tipologie

Le vendite dello specializzato alimentare si sono ridotte del 3,6 per cento. Il dettaglio specializzato non alimentare ha subito il colpo più duro, peggio anche dello scorso trimestre, subendo una perdita del 22,6 per cento. Al contrario, iper, super e grandi magazzini hanno ottenuto un nuovo forte aumento delle vendite (+8,6 per cento), grazie alla capacità di gestire la difficile contingenza e alle consegne a domicilio.

La dimensione delle imprese

I dati mostrano una correlazione positiva dell’andamento delle vendite con la dimensione aziendale. La piccola distribuzione, da 1 a 5 addetti, che più ha risentito delle chiusure, ha accusato un calo notevole (-18,3 per cento) e senza precedenti delle vendite. Le imprese di media dimensione, da 6 a 19 addetti, registrano una caduta più contenuta (-13,5 per cento), ma anch’essa senza precedenti. La tendenza risulta negativa, ma più contenuta per le imprese di maggiore dimensione, che hanno limitato a una cifra la riduzione delle vendite (-7,3 per cento).

Il registro delle imprese

La pressione sulla base imprenditoriale si è lievemente ridotta, ma resta elevata. Le imprese attive nel commercio al dettaglio erano 42.860 al 30 giugno 2020. Rispetto ad un anno prima la loro consistenza è diminuita del 2,8 per cento (-1.227 unità). La tendenza negativa a livello nazionale è risultata ancora una volta leggermente più contenuta (-2,2 per cento). L’andamento negativo è dato dall’ampia riduzione delle ditte individuali (-961 unità, -3,2 per cento) e da quella più rapida delle società di persone (-4,2 per cento, -387 unità). Queste risentono dell’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata, che determina una contenuta crescita delle società di capitale (+2,5 per cento, +116 unità).