Riportiamo la nota di Ugl Emilia-Romagna

Pochi giorni fa la Corte dei conti, presentando il rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2019, ha letteralmente stroncato il Reddito di cittadinanza. Dai dati degli uffici di controllo risultano, infatti, essere state accolte circa 1 milione di domande, a fronte di quasi 2,4 milioni di richieste, delle quali soltanto il 2% ha poi dato luogo a un rapporto di lavoro – non necessariamente a tempo determinato – tramite i Centri per l’impiego.

Ma il dato che più deve fare riflettere – questa volta fornito dall’ Anpal Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro – è che di quel (quasi) milione di beneficiari del Reddito di cittadinanza appena il 50% è stato convocato nei centri per l’impiego e di questi soltanto poco più della metà s’è presentato alla prima convocazione per la sottoscrizione dei patti di servizio. Lo stesso Presidente di Anpal Parisi ha ammesso che solo uno su dieci percettori del reddito ha trovato lavoro.

“Quante persone abbiano trovato lavoro, attraverso un’offerta “congrua”, dalla sottoscrizione del patto per il lavoro fino alla scelta dell’impiego, nessuno lo sa. Sappiamo soltanto che gli unici che hanno trovato un lavoro grazie al Reddito di cittadinanza sono i tremila navigator. Mentre la grande maggioranza dei disoccupati, l’82% , che percepisce il sussidio ha trovato lavoro accontentandosi di contratti a tempo determinato. E a consultare le statistiche ci si accorge che le nuove assunzioni sono avvenute attraverso le vecchie procedure messe in atto dai Centri per l’impiego, con l’aumento degli occupati che si registra soprattutto nel settore del lavoro autonomo, quello più vessato dalla burocrazia e tartassato dal fisco secondo le direttive di questo governo Pd-5stelle. E questo quadro poco confortante si rispecchia perfettamente, in scala percentuale, anche nella nostra regione”: questo il commento del segretario regionale di Ugl dell’Emilia-Romagna, Tullia Bevilacqua.

In Emilia-Romagna spiccano: Bologna, con 7.691 persone coinvolte, Modena con 4.846 persone e Reggio Emilia con 3856, come le prime tre province con più soggetti che stanno usufruendo di questa forma di “sostegno al reddito”.

E il MoVimento 5 Stelle spiega adesso che si tratta di “un aiuto concreto” alle famiglie.

“Sviando dunque dall’obiettivo iniziale – sostenuto con soldi pubblici: 26 miliardi di euro nel triennio 2020-2022 – di generare lavoro attraverso il Reddito di cittadinanza. Mentre adesso si parla apertamente di welfare e lotta alla povertà, che è altra cosa che sostenere l’economia, aiutare le imprese, combattere la disoccupazione e creare nuovi posti di lavoro. E dunque, visto che si tratta a pieno titolo di un reddito socio-assistenziale dobbiamo purtroppo anche ricordare i dati che pochi giorni fa ha divulgato il comando della Guardia di Finanza: denunciate quasi 800 persone che avevano indebitamente fruito di questo assegno e tra loro anche delinquenti, boss di organizzazioni criminali e persone borderline di vario tipo”: aggiunge Tullia Bevilacqua.

“La posizione del nostro sindacato è nota: il reddito di cittadinanza si è rivelato uno strumento a carattere meramente assistenziale, una misura spot utile per raccogliere voti in campagna elettorale ma a distanza di tempo s’è rivelato un fallimento: non ha creato nuova occupazione e non ha nemmeno ridotto la povertà, come dimostra l’ultimo rapporto Caritas presentato pochi giorni fa. Per creare occupazione sono necessari investimenti in politiche attive del lavoro, incentivi per l’ assunzione dei giovani e dei disoccupati di lungo corso. È necessario promuovere nuove misure per favorire l’ incontro fra domanda e offerta di lavoro e varare un serio piano di politica industriale per favorire la ripresa economica nel nostro Paese ”: conclude il segretario regionale di Ugl dell’Emilia-Romagna, Tullia Bevilacqua.