“Significherebbe fare sistema nel panorama regionale e garantirebbe una pista facilmente raggiungibile da Bologna”

Le ConfCommercio della Romagna Cesena, Forlì e Ravenna, non condividono la posizione espressa dall’assessore regionale al Turismo Andrea Corsini circa l’inutilità di un’eventuale riapertura dell’aeroporto di Forlì.

I turisti come mezzo di trasporto stanno sempre più previlegiando l’aereo che, come confermano i dati Enac nel prossimo triennio 2017-2019,  registrerà un incremento del 30% rispetto ai flussi attuali.

Il sistema aeroportuale del Veneto ha ben presente questa situazione tant’è che la società di gestione dei tre aeroporti-Save (Venezia 9.624.000, Verona 2800.000 e Trevisto2.634.000) nel 2016 ha mosso complessivamente 15.058.000 passeggeri . Il sistema aeroportuale dell’Emilia Romagna, che tra l’altro non ha un’unica società di gestione, (Bologna7.680.000, Rimini 240.000 e Parma 192.000) solo 8.112.000 passeggeri.

Quindi la differenza di passeggeri del Veneto rispetto all’Emilia Romagna è di ben 6.946.000 passeggeri e quindi, nei prossimi tre anni, rispettando il trend di crescita previsto da Enac questa differenza potrebbe ampliarsi fino a 9.029.400 passeggeri .

Altro elemento che le ConfCommercio della Romagna vogliono fare presente è che  si stima che nel 2016 circa 2.000.000 di Emiliano Romagnoli abbiano utilizzato gli aeroporti del Veneto per i loro spostamenti. Questo è dipeso sia dall’economicità del sistema aeroportuale del Veneto nel suo insieme, che consente di avere tratte low cost a prezzi contenuti fino all’imminenza del volo dal momento che vi è una maggiore disponibilità di tratte, sia per la maggiore economicità dei servizi nel loro complesso (es. parcheggi).

Aprire l’aeroporto della Romagna significherebbe fare sistema nel panorama regionale e garantirebbe una pista facilmente raggiungibile da Bologna anche in caso di incidenti come quello capitato nell’inverno scorso che ha paralizzato lo scalo per un intera giornata. Inoltre, si offrirebbe un’alternativa reale ai residenti nella regione che potrebbe evitare il pendolarismo degli emiliano romagnoli verso il Veneto. Questo senza per nulla incidere sulle potenzialità dell’aeroporto di Rimini che può coesistere anche con lo scalo della Romagna.

La scelta delle tre Confcommercio si fonda poi su alcuni dati oggettivi che rappresentano i punti di forza dello scalo della Romagna e che rappresenterebbe una svolta per i territori anche in chiave turistica-occupazionale:

  • Tempi di percorrenza su strada più veloci rispetto agli aeroporti di Rimini e Bologna soprattutto nel periodo estivo, che rappresenta il momento di maggiore utilizzo dello scalo a fini turistici (soprattutto se si vuole riconquistare il turismo del nord europa)
  • L’aeroporto di Forlì rispetto a quello di Rimini potrebbe essere operativo e funzionante con un investimento più limitato (es. Rimini che ha problemi di parcheggio, infrastrutture e una pista che dovrebbe essere completamente ristrutturata poiché sta operando in deroga essendo tuttora quella di un aeroporto di derivazione militare)
  • Da quando l’aeroporto di Forlì ha interrotto la propria operatività, nonostante vi sia stato un incremento delle presenze dello scalo bolognese di circa il 40% dal 2012, nelle strutture ricettive si è notato un calo considerevole delle presenze che utilizzano l’aereo come mezzo di spostamento. Questo significa che le presenze fatte a Bologna, difficilmente soggiornano nei nostri territori
  • Altro dato importante è che nell’eventualità di un rilancio dello scalo della Romagna, e quindi della necessità di incrementarne i servizi, vi sono tutti gli spazi disponibili per farlo nelle immediate vicinanze.
  • La viabilità in uscita dall’aeroporto consente il raggiungimento in cinque minuti  della stazione fs e delle arterie stradali ed autostradali di collegamento con le altre città.

Infine il ragionamento va fatto anche sulle possibilità di sviluppo dell’Incoming del territorio romagnolo che, proprio dalla legge regionalen.4/2016 organizzazione turistica regionale – interventi per la promozione e la commercializzazione turistica, trova il suo fondamento con il ragionamento dei distretti e delle aree vaste.

Avere uno scalo della Romagna realmente fruibile permetterebbe un sensibile incremento delle presenze turistiche nei territori di Cesena-Cesenatico, Forlì e Ravenna-Cervia. Di questo ce n’è estremo bisogno per garantire agli imprenditori la redditività per continuare a mantenere competitive le proprie strutture L’esperienza del Veneto con  i suoi tre aeroporti sparsi sul territorio lo dimostra. All’incremento del numero di passeggeri in volo sono corrisposti incrementi anche del turismo ricettivo ed extraricettivo. E quest’ultimo dato al di la della statistica ufficiale è certificato anche da uno dei termometri più sensibili del mercato, quello dei fornitori di servizi, beni ed alimenti per le strutture turistiche.