Forlì riabbraccia il suo “Bombolo”: un omaggio floreale per gli ottant’anni dalla scomparsa di Marf
La città e i pronipoti ricordano il celebre compositore Mario Bonavita al cimitero monumentale
Una corona di fiori deposita sulla tomba di famiglia nel cimitero monumentale cittadino ha sancito l'omaggio della comunità forlivese a uno dei suoi figli più estrosi. Nel giorno dell'ottantesimo anniversario della morte di Mario Bonavita, celebre con lo pseudonimo di Marf, il vicesindaco Vincenzo Bongiorno si è unito ai familiari dell'artista per una cerimonia commemorativa essenziale e sentita. All'omaggio hanno preso parte otto pronipoti del musicista, tra cui Alberto Zambianchi, Margherita Mathieu e Lisa Fusaroli, riuniti per mantenere viva la memoria di un autore che ha segnato la storia della canzone italiana.
Nato nel 1894 all'interno della nota dinastia industriale fondatrice della Società Anonima Bonavita, importante stabilimento per la produzione del feltro guidato anche dal padre Leonida, il giovane Mario intraprese inizialmente un percorso accademico laureandosi in Chimica Farmaceutica. Fu la successiva esperienza professionale a Milano a fare da volano per le sue inclinazioni artistiche. Inseritosi nel vivo ambiente musicale milanese dell'epoca e stretto contatto con i maggiori autori del tempo, Bonavita si impose rapidamente nel panorama nazionale firmando le musiche e i testi di brani rimasti nella memoria collettiva, primo fra tutti il grandissimo successo popolare intitolato Bombolo.
Il legame con la terra d'origine rimase tuttavia centrale in tutta la sua vita, persino nella scelta del nome d'arte. Come ha evidenziato il vicesindaco Bongiorno durante il momento commemorativo, la sigla Marf nasce dall'unione delle prime tre lettere del nome Mario con l'iniziale della città di Forlì, un dettaglio che testimonia quanto l'autore fosse legato alle sue radici pur avendo conquistato una fama di livello nazionale. Il vicesindaco ha inoltre ribadito la volontà dell'amministrazione comunale di continuare a valorizzare l'eredità di un artista i cui brani sono stati incisi e portati al successo dai più grandi interpreti della sua epoca.
Nella seconda metà degli anni Trenta il compositore decise di fare ritorno in Romagna, ritirandosi nella dimora di famiglia a Vecchiazzano. Lì affiancò alla scrittura musicale nuove passioni, dedicandosi con profitto alla pittura e a innovative sperimentazioni in campo agricolo e zootecnico, dimostrando quell'eclettismo ricordato con affetto dagli stessi familiari. I pronipoti hanno infatti rievocato i racconti dei loro genitori, che descrivevano zio Mario come un uomo dotato di una personalità vulcanica, dal temperamento forte e dalle molteplici risorse ingegnose. La sua parabola umana e artistica si interruppe improvvisamente nell'estate del 1946, quando un malore cardiaco lo stroncò a soli cinquantadue anni, lasciando un patrimonio culturale che la sua città natale continua oggi a custodire.