Ph Jean Philippe Pernot

Dopo Con i tasti che ci abbiamo, il live teatrale tratto dall’ultimo lavoro discografico Tredici canzoni urgenti, un viaggio in musica che ha attraversato tutta la Penisola collezionando numerosi sold out e riscuotendo gli entusiasmi di pubblico e critica, Vinicio Capossela dall’1 luglio torna in tour con Altri Tasti, una serie di speciali concerti estivi con formazioni e repertori differenti

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Se con il tour autunnale “Con i tasti che ci abbiamo” – che ha portato in teatro le Tredici canzoni urgenti – toccare certi tasti è sembrato necessario per rispondere a certe urgenze che l’attualità imponeva, racconta Capossela – tanto più necessario sarà toccare Altri tasti ora che quelle criticità non si sono diradate e che nuove urgenze sembrano aggiungersi alle vecchie, adombrando anche l’orizzonte estivo. Prosecuzione naturale dei concerti urgenti dei mesi trascorsi, “Altri tasti” vuole perciò continuare a dare risalto pubblico alla parola, e con le parole e la musica comporre un concerto che tessa le schegge di un mondo che sembra andato in pezzi. Si offre così un discorso di critica del presente attraverso il quale riconoscere la possibilità nel limite e immaginare una prospettiva collettiva in cui ragione e sentimento si tengano sotto il sigillo della gratitudine per una vita riscattata dalla sua frammentarietà. 

In Altri Tasti ci saranno sia concerti “urgenti” che prevedono un arrangiamento orchestrale – il 25 luglio in piazza del Popolo a S. Vito al Tagliamento e il 27 al Teatro Romano di Verona per il Rumors Festival – Estate Teatrale Veronese con l’Accademia d’Archi Arrigoni –  sia concerti con la band che ha accompagnato il cantautore nell’ultimo tour: il 4 luglio ai Giardini della Rocca di Bertinoro per Entroterre Festival, il 20 a Minervino Murge per il Locus Festival e il 28 a Canazei (TN) – Località Ciampac.  In scaletta, oltre alle canzoni urgenti, troveranno spazio brani dal disco Camera a sud nell’anniversario del suo trentennale. A questi si aggiunge il concerto “urgente” del 6 luglio a Monte Sole Il Poggiolo a Marzabotto in cui Capossela sarà affiancato da un quartetto d’archi e dalla fanfara balcanica Fan Fath Al. 

Altri Tasti include anche alcuni atti unici, come Vecchi tasti, l’esecuzione integrale dell’album Camera a sud, il 1° luglio con un ampio organico al Festival di Villa Arconati a Bollate e in forma leggermente diversa, con band, il 12 luglio a Umbria Jazz all’Arena Santa Giuliana di Perugia per un omaggio-ricordo a Sergio Piazzoli e il 19 luglio al Fossato del Castello di Otranto per Luce Festival dove ai brani dell’album saranno affiancate altre canzoni urgenti.  E ancora, come  Antichi Tasti – De reditu suo. Ritorni, rovine e altri crolli – titolo tratto dall’opera di Rutilio Namaziano, ambientata nel pieno della decadenza dell’Impero romano d’Occidente – il 17 luglio al Teatro Romano di Ostia Antica: partendo dalle più recenti urgenze, in un’alternanza di rovine antiche, rovine personali e rovine contemporanee, il repertorio di questo concerto trae origine dal disco Ovunque proteggi, che Capossela portò dal vivo in un live indimenticabile al teatro romano di Ostia antica nel 2006, a cui si aggiungerà parte di Camera a sud

Capossela sarà inoltre ospite di Time in Jazz in Piazza del Popolo a Berchidda (SS) l’11 agosto con il live Vecchi tasti – Camera a sud 1994 – 2024 and other personal standards.

Tredici canzoni urgenti, uscito ad aprile 2023 e vincitore della Targa Tenco 2023 come Miglior Album in Assoluto, è un disco che nasce dall’urgenza di interpretare e dare voce ai problemi più stringenti del momento storico che stiamo vivendo: la violenza di genere, la cattiva educazione alle emozioni, l’abbandono scolastico, la delega da parte degli adulti all’intrattenimento digitale in cui versa l’infanzia, la cultura usata come mezzo di separazione sociale, il carcere inteso come reclusione senza rieducazione, il parossismo consumistico generato dal capitalismo predatorio. Canzoni che nascono dalla necessità di affrontare e confrontarsi con le problematiche che affollano un mondo ormai supino, sprofondato sul divano di fronte alla continua spettacolarizzazione della realtà. Un mondo in cui ogni cosa, compresa l’emozione, è stata domiciliarizzata e disincarnata sotto un velo che ha nascosto alla coscienza la preparazione della peggiore delle catastrofi: la guerra, con tutto il corollario della violenza, dell’avvelenamento, della semplificazione e della vanificazione di ogni sforzo “culturale” volto a costruire una comunità di uomini liberi e uguali.

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