Foto di repertorio

Era ricercato in Italia e in Europa per una condanna definitiva ad oltre sei anni di reclusione

Si è conclusa in un bar del centro storico di Forlì la “latitanza” di un 40enne di nazionalità albanese, ricercato in Italia e in Europa per una condanna definitiva ad oltre sei anni di reclusione per reati contro la persona e maltrattamenti in famiglia a danno
dell’ex moglie.

E’ stato rintracciato dai poliziotti della Squadra Mobile e del Commissariato di Polizia di Urbino al termine di prolungati servizi di osservazione e pedinamento. L’uomo era una vecchia conoscenza degli investigatori ed era già stato sottoposto ad indagini per
violenze a danno dell’ex moglie. Proprio per i profili di pericolosità sociale, nel 2016 era stato espulso dall’Italia, con divieto di reingresso fino a marzo del 2021. Dall’Albania aveva ripreso a minacciare di morte la ex consorte che, terrorizzata, si era rivolta alle forze di polizia. Nel frattempo le sette condanne inflitte sono diventate definitive e, ad agosto 2020, la Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Ancona ha emesso ordine di esecuzione per la carcerazione per un residuo pena di sei anni e diciotto giorni di reclusione.

Tra le varie condanne, spicca proprio quella per maltrattamenti in famiglia e minacce di morte a danno della donna. L’uomo, ricercato in Italia e in tutta Europa, era rimasto in Albania fino allo scorso 15 novembre, quando è rientrato in Italia con una nuova identità proprio per eludere i controlli ed aveva ripreso a minacciare la ex moglie che risiede nella provincia di Pesaro-Urbino. Sono state quindi avviate azioni investigative congiunte tra il Commissariato di Urbino e la Squadra Mobile di Forlì, proprio perché nella città mercuriale risiedono parenti ed amici.

Ed è proprio seguendo parenti e gli amici che è stato individuato l’appartamento dove si nascondeva. Sabato mattina, non appena uscito dall’abitazione è stato seguito e, mentre si trovava a bere un caffè in un bar del centro, è stato avvicinato dai poliziotti: l’uomo ha mostrato subito il nuovo documento ma, quando un investigatore lo ha stato chiamato con il suo “vero” nome, ha capito che ormai la sua “fuga” era finita. Una volta portato in Questura e identificato compiutamente, è stato condotto in carcere.