Il deputato romagnolo, Marco Di Maio “E’ fondamentale fare chiarezza in un momento come questo”

Una settimana di cambiamenti repentini e di forte peggioramento hanno indotto le istituzioni sanitarie romagnole a portare tutta la Romagna, senza eccezioni, in zona rossa. Lo ha chiarito, numeri alla mano, il direttore generale di Ausl Romagna, Tiziano Carradori, nel corso del dialogo in diretta con il deputato romagnolo Marco Di Maio e il professo Claudio Vicini, trasmesso sulla pagina Facebook del parlamentare.

“E’ fondamentale fare chiarezza in un momento come questo – afferma Marco Di Maio – e piuttosto che esercitarsi in inutili polemiche, chi ha ruoli istituzionali dovrebbe farsi parte attiva per diffondere informazioni su ciò che è stato deciso e contribuire a dare elementi ai cittadini per capire cosa sta succedendo”. Anche il professor Claudio Vicini sulla stessa lunghezza d’onda: “Bisogna chiedere trasparenza e per questo penso abbia fatto bene il presidente Draghi a bloccare per la prima volta esportazioni di vaccini: un segnale importante di autorevolezza e anche nei confronti delle istituzioni europee che qualcosa hanno sbagliato nel rapporto con le case farmaceutiche”.

Il massimo dirigente sanitario della Romagna ha spiegato che la soglia di guardia si supera quando si va oltre 500 casi ogni 100.000 abitanti su due settimane. Limite superato in tutti i comprensori, compreso quello forlivese che inizialmente era stato escluso dalle restrizioni regionali che avevano istituito la zona “arancione scuro”. “Siamo in una situazione di massima allerta, anche se non ancora al collasso: in Romagna siamo a 873 e non c’è nessuna provincia sotto – ha spiegato Carradori mostrando dati ufficiali alle centinaia di persone collegate -: 873 a Rimini; 943 a Cesena con l’area del Rubicone sopra i mille; 677 a Forlì; 710 a Ravenna con il territorio di Faenza sopra i 1.100. Il tasso di incidenza è cresciuto del 37% in Romagna, con un picco del 55% a Cesena e del 50% a Forlì solo nell’ultima settimana – ha fatto notare Carradori -. Nel panorama regionale siamo coloro che soffrono meno per l’occupazione di posti letto, ma i posti occupati in terapia intensiva sono aumentati del 67% in una settimana, da 24 a 40. Ne abbiamo un centinaio in tutto e vanno protetti se vogliamo usarli anche per altre patologie”.

Preoccupante anche il balzo in avanti degli altri posti letto occupati per Covid: “I ricoveri non in terapia intensiva sono aumentati del 20%, da 434 a 522, tanto che abbiamo dovuto ricominciare a convertire i letti previste per altre patologie”, ha detto Carradori rispondendo anche alle moltissime domande arrivate in tempo reale durante la diretta Facebook. Il direttore generale di Ausl ha anche fatto notare che “in Emilia-Romagna l’indice Rt era 1,28 al 21 febbraio, ma ora presumibilmente è ben superiore. Per questo motivo i territori di Forlì, Cesena e Rimini insieme a Bologna hanno un livello di incidenza più alto e assieme a Ravenna sono le province con una crescita dell’incidenza superiore a tutte le altre province dell’Emilia-Romagna. Quindi in Romagna il virus ha una velocità di diffusione maggiore rispetto al resto dei territori. Capisco che siano decisioni molto difficili, anzi secondo me le chiusure vanno centellinate e mirate – ammette -, perchè hanno comunque un effetto sulla salute. Tuttavia i contagi hanno avuto un’esplosione nell’ultima settimana, con un incremento di casi positivi oltre il 50% e questa situazione riguarda tutti gli ambiti territoriali. Da esaminare anche l’impatto sulle diverse fasce d’età di questo incremento. “Abbiamo un crollo del 70% tra gli over80 dall’inizio delle vaccinazioni- segnala Carradori- come percentuale tra i positivi siamo al 16% contro il 26% dei mesi scorsi. Tra i sanitari i contagi si sono ridotti di cinque volte. A far da contraltare, “un aumento di oltre il 50% negli under 19. I focolai attivi nelle scuole dall’8 febbraio all’1 marzo sono passati da 81 a 159 con un aumento del 96%. Si sono invece ridotti di oltre sei volte i focolai nelle strutture residenziali per anziani”.