La madre si è rivolta all’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus di cui riportiamo la nota

Aveva 26 anni Alina Marchetta quando, la mattina del 7 aprile del 2019, è stata investita da un’auto che sfrecciava a 75 km/h. La 27enne di Castrocaro, Martina Mercuriali, alla guida, aveva trascorso il sabato sera assumendo cocaina e bevendo alcol; nel suo sangue un tasso di alcolemia pari ad 1,78 per ogni litro di sangue tre volte più’ del limite consentito della legge. Lo sbandamento a destra della vettura, che salì sul cordolo divisorio tra la strada ed il marciapiede ciclo-pedonale in via Salinatore, a Forlì, portò al travolgimento della vittima. La difesa sostiene che l’imputata si addormentò mentre premeva il piede sull’acceleratore, travolgendo prima un palo e poi insistendo con le ruote sul corpo inerme di Alina. L’ 8 ottobre 2020, nella prima udienza preliminare, l’avvocato della Mercuriali ha chiesto il patteggiamento a quattro anni di reclusione.

Una scelta che ha fatto cadere nella disperazione mamma Sanda Sudor, che ha scritto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “Una richiesta che affonda le dita nella mia ferita. La persona che ha ucciso mia figlia è stata arrestata per omicidio stradale, scarcerata il giorno dopo e mandata subito ai domiciliari. In attesa del processo, quindi della sentenza, ha chiesto ed ottenuto la revoca della misura di custodia per poter frequentare i corsi all’Università di Bologna. Qualora il giudice accolga la richiesta del PM, la condanna non sarà mai quattro anni effettivi. Date le disposizioni legali vigenti, l’omicida non trascorrerà nemmeno un giorno in carcere. Lei, illustrissimo Presidente, sa che il patteggiamento è un procedimento speciale alternativo al rito ordinario che consente all’imputato di trovare una soluzione preliminare con la Procura sull’entità della pena da scontare. Il patteggiamento si esegue in una rinuncia dell’imputato a contestare l’accusa in cambio di uno sconto sulla pena fino a un terzo. I veri condannati, ma non a una pena detentiva, bensì all’ergastolo del dolore, siamo noi, i familiari di Alina, impossibilitati a chiedere giustizia nelle aule di tribunale, dove grazie a benefici e riti alternativi, spesso non possiamo neppure costituirci parti civili. Ormai non piango più perché sono già morta. Sono morta l’8 ottobre quando nell’aula del Tribunale di Forlì l’imputata ha chiesto il patteggiamento. La vita di Alina non vale nulla, addirittura si negozia come se ci si trovasse al mercato. Mi togli sei mesi lì, me ne aggiungi altri tre là: una cosa squallida e assurda per una vita spezzata all’improvviso, a causa della scelta scellerata di una persona che si è messa alla guida ubriaca e drogata. Il 22 ottobre, il tribunale di Forlì è chiamato a pronunciarsi sul patteggiamento che vale una vita umana. Lo Stato premia il colpevole solo per “risparmiare costi” e lo fa a scapito della vittima. Se chi uccide può patteggiare il prezzo di una vita, allora io non mi sento di dire che vivo in un paese civile. Se chi sbaglia non paga adeguatamente per il fatto commesso, si arriva all’irresponsabilità, che è anticamera dell’arbitrio. Se, da un lato, c’è chi accetta questo sistema squilibrato, tutto proteso a proteggere chi commette gravi reati e a dimenticare le vittime, dall’altra parte ci siamo noi, familiari di queste vittime innocenti, che non accettiamo queste vere e proprie ingiustizie. Presidente, confido in una Sua parola, in un suo intervento, perché, nonostante tutto, continuo a credere e sperare che l’Italia sia uno Stato di diritto, dove la vittima, ha gli stessi diritti del carnefice”. 

L’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus

“Siamo categoricamente contro il patteggiamento in caso di omicidio stradale – afferma il presidente Alberto Pallotti -. Non devono essere concessi in nessun caso, gli imputati devono affrontare dei veri processi. Siamo davvero in una dimensione tragicomica. Non accettiamo che, per l’ennesima volta, si voglia sottrarre una persona alle sue responsabilità. Si presenti al popolo italiano, alla famiglia della vittima, a chi soffre per le conseguenze di comportamenti scellerati. Ci batteremo in tutti gli ordini e gradi contro i quattro anni richiesti dal PM – conclude – ed annunciamo, in questa occasione, la nostra costituzione a parte civile nel processo”.

La mamma della vittima ha contattato il responsabile della sede di Aversa e dell’agro aversano, Biagio Ciaramella, a margine della puntata “Uccisi sulle Strade” da lui coordinata ed andata in onda il 15 ottobre su tutti i canali ufficiali dell’associazione.

“La signora si è collegata con noi direttamente dell’Olanda, raccontandoci tutti i dettagli del processo di sua figlia e chiedendo aiuto – ha affermato Ciaramella -. Ci siamo immediatamente attivati, così come facciamo per tutte le famiglie che si rivolgono a noi. La programmazione per la puntata del giorno 22 è stata rivisitata per permettere a mamma Sanda di pronunciarsi prima della sentenza definitiva. Siamo in prima linea con i nostri componenti associativi e con l’avvocato Davide Tirozzi, che sarà a disposizioni per tutti i dubbi legati all’aspetto legale. E’ possibile intervenire in diretta”.

La puntata andrà in onda in diretta Facebook e in contemporanea su www.youtube.com. Saranno ospiti: il presidente A.I.F.V.S. Onlus, Alberto Pallotti; Avv. Davide Tirozzi, legale A.I.F.V.S. Onlus; il Presidente A.M.C.V.S. Onlus, Elena Ronzullo. La trasmissione sarà condotta da Pietro Crisafulli, responsabile della sede di Catania dell’A.I.F.V.S. Onlus, e coordinata dal responsabile A.I.F.V.S. Onlus Aversa ed Agro aversano, Biagio Ciaramella. Per segnalazioni o interventi durante le dirette, è possibile contattare il responsabile al numero WhatsApp 330443441 o tramite email all’indirizzo [email protected]

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