Una in famiglia, una in comunità di accoglienza e una tra condomini

Quella di giovedì, per le volanti della Polizia di Stato in servizio presso l’Ufficio Prevenzione Generale della Questura, è stata una giornata particolarmente impegnativa sul fronte delle liti, che negli ultimi tempi forse evidenziano anche le criticità conseguenti al lungo periodo di “quarantena” forzata per i noti motivi.

Una lite tra condomini, una lite in famiglia, una lite in una comunità di accoglienza per stranieri, hanno impegnato il personale della Polizia di Stato addetto al controllo del territorio ed al soccorso pubblico al mattino, nel pomeriggio e in tarda serata.

La prima in ordine di tempo è stata una in lite famiglia, dovuta al contrapporsi del padre col figlio 23enne, che a suo dire non teneva un comportamento adeguato alla convivenza familiare; i due, entrambi in cassa integrazione, avrebbero anche litigato piuttosto animatamente, e qualche suppellettile ha anche subìto dei danni. L’intervento degli agenti ha riportato la calma, in attesa che al più presto la riapertura delle opportunità lavorative facciano da cuscinetto alle loro divergenze di vedute.

Nel primo pomeriggio, invece, la volante è intervenuta in una comunità d’accoglienza di profughi a seguito di una lite tra due ospiti, nata per divergenze circa il menù in via di preparazione, anche per causa delle diverse tradizioni etniche, seppur entrambi fossero afghani. In questo caso i segni della lotta erano evidenti sia sull’abbigliamento, sia sul corpo, poiché entrambi avevano le magliette lacerate e dei graffi sul corpo.

Infine, l’ultima lite è avvenuta in serata, tra condomini, durante la quale due famiglie “rivali” si sono contrapposte per motivi di mancato rispetto del silenzio serale. L’inquilino sottostante lamentava il chiasso proveniente dall’appartamento dei vicini e questi ultimi, per ripicca, avrebbero iniziato ad inveire dalla terrazza superiore anche brandendo un manico di scopa col quale è stata più volte colpita la tenda parasole che ha riportato dei danni.

In tutti i casi, gli agenti, dopo avere sedato gli animi, li hanno informati delle rispettive facoltà di legge previste dall’ordinamento giuridico.