All’improvviso ci siamo accorti di quanto siano importanti la competenza e la credibilità

Non c’è dubbio alcuno: il coronavirus ha picchiato duro. Beniamino Piccone ha potuto scrivere: «Improvvisamente gli italiani, nel mezzo dell’epidemia del “Coronavisus” si sono accorti, ohibò, di quanto siano importanti la competenza e la credibilità delle élite di chi ci governa» senza ricevere pesanti razioni di insulti sul web. C’è da augurarsi, per il bene di tutti noi, che sia stata sconfitta e sotterrata la perversa logica fallimentare dell’«uno vale uno». C’è da sperare poi che sia stata sconfitta pure la cultura del “vaffa” che ha distrutto “quel poco che rimaneva di serio nel Paese e ci ha portato nell’abisso”. Costruire, evidentemente, è molto più difficile che distruggere!

Uno vale uno e il vaffa hanno contribuito non poco, allo sviluppo della commistione tra informazione e intrattenimento televisivo (infotainment televisivo). Uno per tutti: l’esempio, preso da Marco Travaglio, “dove non si capisce chi sia l’esperta fra Ilaria Capua e Barbara D’Urso” e il telespettatore che ha seguito magari distrattamente ritiene di essere diventato virologo e discetti con bella sicurezza di soluzioni per il contenimento del contagio.

Quando avremo superato l’emergenza del “virus venuto dalla Cina”, dovremo prendere in esame l’enorme asimmetria fra diritti e doveri. Alessandro Barbano ha coniato in proposito il termine “dirittismo” ossia «la percezione collettiva di essere titolari di un credito politico nei confronti della democrazia, a cui non corrisponde una parallela responsabilità sociale». In forma meno elegante: quello che fa comodo a me lo faccio perché siamo in democrazia, senza valutare se danneggia il prossimo. “Per la maggioranza degli italiani sembra essersi rotto quel patto di fondo che tiene insieme una comunità di persone”. Se viene meno un sentire comune, diretto a soddisfare in primis l’interesse generale, una società si sfalda. Purtroppo i sondaggi confermano che “il 54 % degli intervistati pensa di essere in credito con l’Italia a fronte del7 % che si sente in debito e del 35 % che si ritiene alla pari”.

La politica in cerca di un consenso sempre più volatile, continuerà ad essere accondiscendente nei riguardi dei diritti soggettivi che si espandono facendo aumentare deficit e debito pubblico?