Riflessioni da un articolo di Maurizio Maggiani

In un gustoso breve articolo Maurizio Maggiani ricorda di essere nato in una famiglia di miserabili contadini senza terra, “non erano proprietari di niente, ma erano tutti dei signori” in tal modo lo hanno educato, sin da bambino, alla signorilità. Il nonno per spiegare al giovane nipote cosa fosse l’anarchia, in dialetto gli diceva “l’è che siamo tutti uguali, in quanto non siamo tutti servi, ma perché siamo tutti signori”.

Per meglio spiegare il concetto che attribuiva al termine signore, sosteneva che un padrone – ora diremmo il datore di lavoro – può stare continuamente addosso al dipendente per ottenere il più possibile dal lavoro che retribuisce, ma il subordinato avrà sempre due destini: ciò che vuole il padrone da lui e quello che il dipendente vuole per se stesso. Finché il lavoratore lotterà per il suo destino non sarà mai servo. Per il nonno, commenta ora il nipote diventato scrittore di successo, “la signoria sul proprio destino è l’unica proprietà accordata agli umani, una proprietà universale, sottrarre quella proprietà è il furto capitale, riappropriarsene l’unica rivoluzione definitiva”.

Nella casa di una famiglia di miserabili contadini senza terra “tutti avevano un vestito della festa, un abito per le grandi occasioni”. Ricorda Maggiani “Quando sfilavo con mio padre al corteo della festa della Liberazione o per il Primo Maggio andavo per mano con un grande signore”. Non è certo un caso che nel fascicolo della polizia politica intestato al nonno, ci fosse una fotografia segnaletica di un uomo vestito di tutto punto: “un grande signore in cravatta e acqua di colonia”!

Il padre di Maggiani da miserabile contadino lavorante “a giornata” ingaggiato da un padrone, è diventato operaio che si è finalmente sentito lavoratore senza padrone; libero quindi di immettere nel lavoro il meglio di sé. Quando “scriveva un preventivo firmava così, il tutto a regola d’arte Maggiani Dino.” Memore dei paterni insegnamenti “lo scriveva in bella calligrafia con i capolettera elaborati, perché il lavoro ben fatto, il lavoro eseguito a regola d’arte, rende signori”.