Sulla stampa, il bando del Ministero dell’Interno per la realizzazione di “percorsi formativi – imprenditoriali rivolti agli stranieri presenti in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia” ha suscitato acidi commenti. Uno per tutti il fatto di “elargire soldi pubblici alla macchina dell’accoglienza”. Il percorso, rivolto a 3mila immigrati, prevede di far acquisire le competenze specialistiche finalizzate all’avvio di attività imprenditoriali nonché l’accesso, per i più meritevoli, al “microcredito (dai 3 ai 5mila euro) per mettere in piedi una propria attività”. Nelle regioni in cui opera il bando, il lavoro è il grande assente: la disoccupazione giovanile (15 – 34 anni) è altissima superando il 30 %; i giovani italiani sono così costretti vuoi all’emigrazione, vuoi al divano puntando ad ottenere il reddito di cittadinanza”. Che i giovani africani comunque presenti nel territorio, regolari o no, vadano a scuola d’impresa per diventare imprenditori sembra invece iniziativa non peregrina.

In termini di contrasto al fenomeno immigrazione è nota infatti all’intera politica, sia di destra sia di sinistra, quanto difficile sia realizzare quanto promesso durante le continue inarrestabili campagne elettorali. E’ irto di estrema difficoltà perfino il ricollocamento dei clandestini verso i partner europei che hanno dichiarato la disponibilità ad accollarsene una quota, come pure l’effettuare i rimpatri volontari, stante l’assenza di accordi quadro con i paesi di provenienza. Ecco allora che per togliere l’immigrato dalla strada la scuola d’impresa può essere ottimo volano con un effetto moltiplicatore.

Se al giovane selezionato immigrato si insegnasse, oltre come si avvia un’attività imprenditoriale, anche che “per consumare bisogna produrre che per produrre bisogna intraprendere, lavorare e investire, che per investire bisogna risparmiare, che per generare risparmio bisogna dare affidamento sul rendimento e trasparenza sul rischio” come insegna il professor Alberto Quadrio Curzio, si formerebbe in tal modo un vero e proprio imprenditore a tutto tondo, pronto quindi a togliere dalla strada altri immigrati. Di qui l’effetto moltiplicatore.

Se l’istituzione scolastica insegnasse al giovane italiano quanto si vaticina per l’immigrato, avremmo forse meno giovani costretti vuoi all’emigrazione, vuoi al divano puntando al reddito di cittadinanza.