Ricavato di 10.500 euro per l’acquisto di un macchinario innovativo: il “CliniMACS Prodigy”

Si è tenuta venerdì 25 ottobre da Eataly la terza edizione del “Charity Dinner IOR” della sede di Forlì, primo appuntamento del calendario di eventi di raccolta fondi del periodo natalizio per l’Istituto Oncologico Romagnolo pensato per far incontrare le realtà imprenditoriali di maggior responsabilità sociale con i professionisti più rinomati della ricerca scientifica svolta in Romagna e i volti più rappresentativi del volontariato. Il territorio ha risposto presente come da tradizione: erano 110 le persone che si sono sedute a tavola a gustare il menù a base di pizza gourmet e contribuire alla causa della ricerca scientifica oncologica che si conduce presso l’IRST IRCCS di Meldola. Il ricavato infatti, pari a circa 10.500 euro realizzati anche grazie alla partnership con importanti realtà imprenditoriali come Assicoop-Romagna Futura, Ortomio e Idrotermica Coop, contribuirà all’acquisto di un nuovo, fondamentale macchinario: il “CliniMACS Prodigy”, strumentazione del valore di 200.000 euro che permetterà personalizzare per ciascun paziente la propria cura, per rendere le terapie il più possibile efficaci.

«Ringrazio tutti i partecipanti a questo bell’evento – ha affermato il dott. Massimiliano Mazza, ricercatore biologo IRST IRCCS – questo dimostra che tutto il territorio è allineato verso il conseguimento di un progetto davvero importante, che ci consentirà di portare in Romagna delle terapie che altrimenti sarebbero impensabili. Questi trattamenti sono in grado di combattere anche tumori in fase avanzata, per cui non esistono altre possibilità di cura. Saremo in grado di metterli a punto proprio grazie al “CliniMACS Prodigy”, strumento che consentirà di studiare e progettare terapie cellulari in tutta sicurezza e nel minor tempo possibile. Si tratta di un incubatore che permette di conservare in maniera viva e sterile per almeno quindici giorni i linfociti che noi sottraiamo al paziente e che hanno sviluppato tolleranza nei confronti della presenza della malattia, di modo da inserire all’interno di questa cellula la risposta antitumorale che noi vogliamo ottenere e successivamente reinfonderli. Al momento le indicazioni non sono molte e riguardano patologie rare, ma la previsione è che nel prossimo futuro potremo utilizzare questa tecnologia per ogni tipo di neoplasia, anche i tumori solidi che in questo momento sembrano rispondere meno».

«La diagnostica delle malattie neoplastiche sul nostro territorio sta diventando sempre più approfondita – ha spiegato nel corso della serata il dott. Claudio Cerchione, ricercatore dell’equipe di Ematologia dell’IRST – grazie allo IOR che permette di migliorare queste tecniche a vantaggio dei nostri pazienti, al fine di somministrare le terapie più efficaci ed innovative. Siamo arrivati a percentuali di guarigione per certi tipi di tumore, quelli liquidi, che sfiora il 90%: possiamo e dobbiamo ancora migliorare su quella persona su 10 che non sopravvive, e il “CliniMACS Prodigy” ci darà una bella mano in questo senso. Abbiamo peraltro appena attivato anche una collaborazione internazionale con l’MD Anderson Cancer Center, struttura di riferimento onco-ematologico nel mondo che conta 20.000 dipendenti e che ha formato anche il Premio Nobel per la Medicina 2018, il prof. James Allison. Assieme ai professionisti di Houston abbiamo creato una società scientifica denominata SOHO Italy, acronimo di Society of Hematology Oncology, per poter offrire ai malati i protocolli più innovativi e soprattutto realizzare il nostro sogno: far sì che i pazienti non debbano più viaggiare oltreoceano per ricevere le migliori cure».

«L’acquisto del “CliniMACS” Prodigy è solo l’ultima tappa di un percorso iniziato nel 1979 grazie a 12 volenterose persone che hanno deciso di fondare lo IOR perché non accettavano più di vedere morire le persone cui volevano bene senza che si potesse fare molto per aiutarle – ha concluso il prof. Amadori, Presidente dell’Istituto Oncologico Romagnolo – lo IOR ha posto da subito il paziente al centro, un po’ come succede con le terapie geniche che siamo in grado di somministrare oggigiorno e che prevedono lo sviluppo di cure altamente personalizzate sul tipo di malato e sul tipo di malattia. Non ci fermeremo certo qui: i progetti che riguardano il prossimo futuro sono tanti e sono molto ambiziosi. A questo proposito abbiamo appena avviato i lavori di ristrutturazione del complesso scolastico San Cristoforo, a Cesena: un edificio in stato d’abbandono in cui, entro giugno 2020, vogliamo creare un centro di riferimento dove far convogliare i nostri progetti di prevenzione, che coinvolgono circa 14.000 studenti ogni anno, e che vedrà anche la somministrazione di medicina integrativa al paziente oncologico. Si tratta di una struttura unica in Italia dove sorgerà una cucina didattica per spiegare l’importanza dell’alimentazione; una palestra dove sensibilizzare all’importanza dell’esercizio fisico per la gestione degli effetti collaterali delle terapie; e vari laboratori dove testare l’impatto di discipline come yoga, mindfulness, musicoterapia sulla qualità di vita del malato».