“L’Azienda sanitaria non è intenzionata a rispondere agli approfondimenti”

Piccoli segnali di apertura tra l’amministrazione cesenate e il Comitato per il libero consenso alle vaccinazioni. Dopo che il comitato e il sindaco Lattuca si sono incontrati, in rappresentanza di oltre 300 famiglie per la maggior parte residenti a Cesena, il comitato, in una nota afferma di “ringraziare la nuova amministrazione per la disponibilità al confronto, confidando che possa essere un primo passo per costruire un rapporto di dialogo e rispetto reciproco, nell’interesse di tutti.

“Le persone che rappresentiamo, presenti numerose all’incontro – prosegue la nota – sono persone che come tutti vogliono il bene dei bambini. Sono persone coscienziose, sono esigenti quando si tratta dei propri cari e in particolare dei figli, la cui salute sono chiamati a tutelare in virtù di precisi doveri e responsabilità inderogabili”. ”Molti di noi hanno visto da vicino le rare, ma pur sempre possibili, gravi conseguenze che le vaccinazioni possono avere: esperienze di reazioni avverse in famiglia o tra i propri amici. Con queste premesse, approcciandoci al discusso tema delle vaccinazioni pediatriche, ci siamo sentiti in dovere di affrontare e approfondire con la massima attenzione e diligenza l’argomento non potendo, in coscienza, accontentarci di generiche rassicurazioni dal tono paternalistico che non tengono conto delle caratteristiche e delle specificità dei singoli bambini, della loro anamnesi e della storia familiare”.

Finisce nel mirino del comitato il rapporto con l’Ausl: ”Abbiamo confidato di trovare nelle autorità sanitarie, che sono chiamate da numerose norme a fornire una corretta informazione sull’uso dei vaccini e sui possibili rischi e complicanze, un valido ed autorevole interlocutore con cui approfondire questa delicata tematica e sciogliere puntualmente dubbi e incertezze, anche in relazione alle specificità di singoli casi particolari con familiarità di disturbi al sistema immunitario. Abbiamo potuto invece appurare, nel corso di due lunghi anni, che l’argomento è troppo spesso trattato con sufficienza, tante risposte non sono arrivate e quelle che abbiamo trovato sono sovente lacunose, inesatte, approssimative. Abbiamo anche cercato di instaurare una corrispondenza con l’Azienda Sanitaria Locale che però non è intenzionata a rispondere agli approfondimenti. Il risultato di questa gestione, caratterizzata da scarsa attenzione, risposte frettolose, poco trasparenti e scarsamente dettagliate a fronte di domande doverose e puntuali, è che i dubbi sono rimasti e, anzi, sono spesso aumentati. Apprendendo poi, da documenti ufficiali accessibili a tutti, che il rifiuto dell’Ausl di rispondere è frutto di una scelta deliberata, non possiamo nascondere che ci sfugge quale sia la reale logica di questa situazione che ha assunto tinte, a tratti, paradossali”.

“Apprezziamo – prosegue il Comitato – che alcune nostre istanze siano state accolte con interesse dall’attuale amministrazione cittadina e auspichiamo sinceramente che l’Ausl possa cambiare atteggiamento per rispettare i propri doveri informativi e i diritti degli utenti. Se non si riconosce come la mancata “regolarizzazione” deriva dall’adempimento di doveri superiori che esigono la massima precauzione, – conclude il comitato – salvo improbabili cambi di rotta o ripensamenti da parte delle istituzioni, le famiglie saranno presto chiamate a decidere a quale diritto costituzionale rinunciare: assisteremo, consci di aver fatto tutto quanto in nostro potere per evitare questo drammatico epilogo, all’allontanamento di decine di bambini dai propri compagni e dalle loro scuole.”