In attesa che i docenti assunti al Nord chiedano il trasferimento

Con la riforma “La buona scuola” del governo Renzi furono assunti fra il 2016 e il 2017 ben 160.000 professori. Per la maggior parte furono destinati alle istituzioni scolastiche del nord Italia dove c’erano e ci sono gli studenti, mentre molte erano le cattedre scoperte. Il docente di prima assunzione può chiedere il trasferimento solo dopo tre anni; ecco quindi che allo scadere del tempo è arrivata la valanga delle richieste di trasferimento al sud. Sì, perché scrive il professor Pietro Ichino dello stipendio netto di 1.350 euro, il neo-assunto a Milano spende la metà solo per l’affitto di un monolocale in periferia e gli restano 20 euro al giorno per tutto il resto: una miseria; mentre a Ragusa la stessa paga vale il 34 per cento in più e gli affitti sono certo meno cari.

Quando le domande di trasferimento venissero accolte, dopo tre anni di relativa tranquillità inizierebbe la girandola di supplenti; al sud peraltro il trasferito non sempre troverebbe idonea e utile collocazione. Se le istituzioni scolastiche fossero al servizio degli utenti (studenti e famiglie), il trasferimento non dovrebbe essere concesso. Per quieto vivere, il ricorso al TAR è sempre in agguato, così non sarà. Per risolvere il problema, si chiede Ichino, potrebbe essere opportuno correggere le tabelle stipendiali secondo un indice regionale o provinciale del costo della vita? Ma i sindacati dei prestatori di lavoro già tuonano contro le “gabbie salariali”.

Non dovremo attendere un nuovo storico inglese del calibro di Denis Mack Smith, studioso del  nostro Risorgimento, per scoprire che le retribuzioni differenziate in relazione al “costo della vita” in Italia esistevano e vennero abolite nel 1972 dopo i ripetuti scioperi. Per quieto vivere furono abolite. Sinteticamente lo scambio fu “abolite le gabbie salariali e vi daremo la pace sindacale”. La pace sindacale? I maligni dicono: fu un optional non gratuito. C’è da chiedersi se il permanere delle retribuzioni differenziate avesse potuto favorire gli investimenti nel centro-sud in luogo delle successive delocalizzazioni all’estero. Nel frattempo aspettiamo, nel prossimo anno, la valanga delle domande di trasferimento di chi è salito in cattedra nel 2017!