Duro intervento da parte di alcuni genitori di studenti che frequentano l’istituto

FORLI’ – Riceviamo e pubblichiamo in forma integrale la segnalazione inviata a nome di diverse famiglie di studenti dell’ITE Matteucci.

La redazione di Forlì 24 Ore ritornerà sulla questione ascoltando le ragioni della controparte.

 

L’ITE Matteucci e i diritti negati

 

Che percorso formativo potranno intraprendere nel secondo triennio i loro figli? Questa è la domanda che si pongono diverse famiglie dell’ITE Matteucci, dopo essersi scontrate con l’indisponibilità prima della Preside Tinti Giuseppina e poi dell’UST a riceverle. Questi i fatti: il 4 giugno, a ridosso delle vacanze estive, viene emanata una circolare con la quale si annuncia una riorganizzazione di tutte le future classi terze:

 

  • il bilinguismo , ovvero la presenza nella stessa classe di ragazzi che studiano due diverse seconde/terze lingue, tradizione consolidata degli ITE e garanzia di una pluralità di scelte, nel Matteucci non sarà più consentito, mentre lo sarà ad es a Cesena: PERCHE’?
  • il passaggio da Turismo ad AFM non sarà garantito a tutti, al contrario di quanto prospettato all’atto dell’iscrizione in prima:PERCHE’?Con quali criteri si decide a chi spetta e a chi no?
  • La Dirigente prospetta un sorteggio pubblico: ma non dovrebbe  essere l’ultima ratio a cui si ricorre solo a parità di requisiti?Una lotteria  dei fortunati anziché criteri di precedenza oggettivi!

 

Dopo vaghe rassicurazioni non ufficiali date singolarmente alle varie famiglie allarmate, diversi genitori si uniscono per richiedere un confronto chiarificatore agli organi competenti che, nonostante ripetute mail e raccomandate, non è mai avvenuto.

La pubblicazione delle classi terze, avvenuta il 28.6.2019 non dissipa i dubbi, dato che reca la poco rassicurante dicitura “L’elenco della classe è da intendersi provvisorio. Potranno verificarsi cambiamenti a seguito dell’autorizzazione dell’organico di fatto, degli esiti degli esami e di eventuali trasferimenti”. L’incertezza regna sovrana: nessuno può sapere con sicurezza a quale percorso scolastico è destinato , che lingue studierà, quando potrà acquistare i libri di testo.

Si teme una perdita di prospettive future a causa di ciò che appare come un impoverimento dell’offerta scolastica, che porterà notevoli svantaggi in termini di opportunità future di studio e lavoro .

 

Con quali criteri si formano le classi e si stabilisce chi ha diritto al cambio di indirizzo ? Perché di punto in bianco non si possono più scegliere le lingue ?Costringere un ragazzo a studiare una lingua che non ha scelto non è controproducente? Chi prende le decisioni sul bilinguismo, la Preside o il Provveditorato, visto che se ne rimpallano vicendevolmente la responsabilità? Oltretutto, la lingua che rischia di uscirne più penalizzata sembra essere il tedesco, un vero paradosso a livello sia turistico che commerciale  in Romagna! Quale scopo ha questa modifica  strutturale, che peraltro non compare in quella carta d’identità della scuola che è il Piano Triennale dell’ Offerta Formativa: forse perché non comporta benefici per gli studenti? Si stanno creando situazioni paradossali, con studenti  che dal prossimo anno scolastico  perderanno completamente la seconda lingua studiata finora, tedesco,  e dovranno iniziare ex novo spagnolo in una classe che lo fa già da due anni! E ancora: i genitori delle future prime sono stati informati di questi cambiamenti al momento dell’iscrizione? Lo sono ora? L’offerta linguistica è fondamentale per questo tipo di Istituto , che rischia di perdere una delle sue attrattive principali.

 

Cambiamenti di questa portata sono già avvenuti ad es nell’ITE di Ravenna ad opera della stessa Preside e anche là hanno suscitato proteste e in alcuni casi una migrazione verso altre scuole. Le regole non si cambiano durante il gioco :non si possono sconvolgere in questo modo i percorsi didattici degli studenti che si erano iscritti tre anni fa a questo Istituto con premesse completamente diverse. La fiducia nelle istituzioni  e nella chiarezza dei suoi intenti è alla base di qualunque patto sociale: non si può pretendere di educare gli studenti alla cittadinanza se ne mancano i presupposti fondamentali.

 

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