Chiedeva dosi di metadone secondo un piano terapeuti non approvato dai medici

Violenza e minaccia a Pubblico Ufficiale e incaricato di Pubblico servizio, lesioni aggravate e oltraggio, queste sono le contestazioni mosse alla 28enne ragazza forlivese autrice dell’aggressione avvenuta venerdì mattina contro gli addetti al Sert di Forlì. Dopo la denuncia pervenuta in Questura da parte degli operatori sanitari, la Polizia di Stato ha immediatamente identificato la giovane forlivese accertando che l’elemento scatenante del suo scatto d’ira contro chiunque le fosse appresso sarebbe stato il diniego ricevuto alla pretesa di ottenere l’affidamento a domicilio del metadone. Secondo quanto riferito dalle vittime, la giovane, da qualche tempo in cura presso il servizio per il recupero delle tossicodipendenze, pretendeva di ottenere il medicinale che placa l’astinenza secondo un piano terapeutico che, al contrario, non era approvato dai medici; in particolare, nei casi in cui il paziente presti una piena collaborazione alle proposte terapeutiche, e in ragione della sua affidabilità all’esito del percorso di cura sin lì sviluppato, può ottenere l’affidamento del metadone in quantitativo tale da coprire un determinato periodo di tempo ed evitare la presentazione quotidiana al servizio. Questa valutazione deve tenere conto di diversi fattori, non ultimo il pericolo che possa farsi un uso non autorizzato del medicinale, creando un commercio clandestino che, con tutta evidenza, sarebbe assimilabile allo spaccio di stupefacenti, e che non è certo infrequente. Quando la 28enne contrariamente alle sue attese ha ricevuto il diniego, è andata su tutte le furie, prendendo ciò che le era portata di mano e lanciandolo contro gli operatori sanitari, finanche arrivare a prendere a calci la guardia particolare giurata presente nei locali che era intervenuta a tutela della sicurezza degli operatori. Sul posto non è stato richiesto l’intervento delle forze dell’ordine, che hanno saputo del fatto solo in occasione della presentazione della denuncia in Questura.

Nel frattempo, la guardia giurata si è recata al pronto soccorso, dove è stata stilata una prognosi di sei giorni di guarigione. Nonostante l’addetto alla sicurezza non sia, di fatto, un pubblico ufficiale, ha comunque assunto in quel frangente questa funzione poiché il codice penale ne attribuisce la titolarità anche in via temporanea a coloro che in un caso di urgenza e in occasione della commissione di reati prestino assistenza al pubblico ufficiale che sta operando. I reati che quindi sono stati contestati alla giovane sono analoghi a quelli attuati contro agenti di polizia, e nella fattispecie il reato di lesioni – sebbene riferibile a una prognosi di sei giorni – diventa procedibile d’ufficio per la circostanza aggravante relativa alla temporanea funzione pubblica dell’aggredito. La donna potrebbe anche essere accusata del reato aggiuntivo di interruzione di pubblico servizio.