l deputato romagnolo aveva segnalato le anomalie del bandi. Il Governo le conferma dopo la sentenza del TAR che ha cancellato l’aggiudicazione dei lavori da 34 milioni di euro

“Ci sono volte in cui si preferirebbe non avere ragione e questa è una di quelle. Sì perché quando ho sollevato dubbi argomentati sulla validità del bando di gara per l’assegnazione dei lavori del nuovo carcere di Forlì, avevo ragione. E a dirlo sono la giustizia amministrativa e il governo stesso”. Così il deputato forlivese Marco Di Maio dopo la risposta ottenuta dal vice ministro dei Trasporti, Edoardo Rixi, sull’assegnazione dei lavori del nuovo carcere di Forlì. “Suggerisco prudenza nel dare annunci roboanti, nell’esercitarsi in inutili polemiche politiche e nello scrivere i bandi di gara: perché nulla di quanto promesso da questo Governo a proposito del cantiere per il nuovo penitenziario sta andando in porto”. 

Il deputato romagnolo aveva sollevato dubbi sul bando di gara su tre questioni: “La prima: i tempi del bando di gara. La notizia dell’appalto è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale italiana il 15 ottobre – spiega – e prevedeva che le domande di partecipazione venissero presentate entro il 29 ottobre. Un tempo molto ristretto e, a mio parere, anomalo per un appalto pubblico da oltre 34 milioni di euro (pag.7 del bando)”. 

“La seconda questione è la procedura d’urgenza adottata per comprimere i tempi, ma che non viene motivata nel bando – prosegue Marco Di Maio -. Si giustifica la riduzione dei termini con l’adozione di una procedura d’urgenza in base ad un articolo del codice degli appalti: non si ravvisano tali motivazioni di urgenza visto che si tratta di un’opera ferma da molti anni. Il Codice degli appalti prevede un termine minimo di 35 giorni, in fondo non molto di più rispetto alle 2 settimane adottate, ma che sarebbero bastate per consentire maggiore trasparenza, concorrenza e forse qualità delle offerte che sarebbero state presentate. Allora perché derogare così ai tempi previsti?”. 

“La terza questione è che le coperture non sono garantite – prosegue il deputato -. Nel bando si dice esplicitamente che “l’aggiudicazione resta subordinata al reperimento delle risorse finanziarie utili alla copertura economica integrale del progetto”. Dunque esiste il rischio concreto che non ci siano i soldi, anche se grazie a risparmi di spesa fatti dal precedente governo si sono trovati successivamente i fondi necessari”. 

Il vice ministro Rixi, rispondendo all’interrogazione del deputato Marco Di Maio, ha spiegato che “Uno dei concorrenti alla gara di appalto ha proposto ricorso con istanza di sospensione cautelare al TAR Emilia-Romagna che, con sentenza n. 980/2018 pubblicata il 19 gennaio 2019, ha annullato il provvedimento di aggiudicazione”. ”A questo punto – spiega il parlamentare – è tutto bloccato. Il Governo ha deciso di fare ricorso in appello e nella migliore delle ipotesi bisogna attendere che questo ulteriore iter giudiziario si concluda. Altrimenti, e forse sarebbe la cosa più saggia, sarebbe bene rifare una gara con tutti i criteri di legge e di buonsenso, per far sì che la procedura si svolga senza intoppi e che i lavori siano fatti a regola d’arte. Ogni tanto avere l’umiltà anche di ascoltare i suggerimenti che arrivano dall’opposizione in maniera costruttiva, aiuterebbe ad evitare figuracce”.