Quando la cultura del lavoro non esiste e si aspetta solo il reddito di cittadinanza

Francesco Casile è certo un tipo fuori dall’ordinario. Il 17 ottobre ha pubblicato l’offerta di un posto di lavoro per chi “voglia intraprendere l’attività di venditore nel settore moda” in Milano, dove ci sono 800 showroom alla perenne ricerca “di queste figure professionali che non si trovano sul mercato del lavoro. Il 12 dicembre, improvvisandosi sociologo del lavoro, ha sentito il dovere di rendere noto, nello stesso quotidiano, i risultati conseguiti. Tutti noi disponiamo ora di preziose informazioni di vita vissuta in merito alla disoccupazione giovanile.

Delle 1.347 e-mail ricevute alla data del 12 dicembre, solo 226 – il 17 % – erano corredate di curriculum vitae. “Molte mail, oltre a non aver allegato il Cv (e non chiedere nulla sul lavoro da svolgere), chiedevano solo se c’era da lavorare il sabato o la domenica, se c’era da lavorare la sera e lo stipendio proposto”. Due ragazzi di 25-28 anni dichiaravano la disponibilità per un colloquio se lo stipendio fosse stato importante, altrimenti avrebbero aspettato il reddito di cittadinanza. Soltanto 8 candidati avevano requisiti molto vicini a quelli richiesti.

Della rosa ristretta di convocabili, Casile ha affermato: “Quando proponevo il giorno o l’orario dell’incontro mi sono sentito proporre (anzi imporre), a eccezione di uno, l’orario che io avevo previsto in orari normali dalle 10 alle 17”. Lo sconsolato improvvisato sociologo conclude: “Ero io che dovevo adattarmi alle loro esigenze non loro alle mie, pur essendo liberi da impegni”. I risultati esposti hanno innescato un vivace dibattito; in un solo giorno sono pervenute ulteriori 284 risposte. C’è da augurarsi che tutte fossero corredate da cv. Un consiglio per i candidati della rosa ristretta? “Chi cerca lavoro non può fissare da sé gli orari, a cominciare dall’orario dei colloqui” come ammonisce Aldo Cazzullo.