La scritta “immigrati” per definire il luogo dove possono accedere i bambini che non usufruiscono del Servizio sanitario nazionale è corretta? O i problemi sono altri?

La polemica corre (veloce) su Facebook. Nel tardo pomeriggio di domenica, Patrick Leech, l’ex assessore alla Cultura del Comune di Forlì, posta sul suo profilo Facebook una foto di un ambulatorio pediatrico dell’Ausl con scritto “Bambini Immigrati” e sotto riportata la dicitura “Dott.ssa Laura Gaspari, Infermiera pediatrica Gaetana Gallo”, commentado “Il giorno dopo la memoria (corta)”.

Apriti cielo; dal di lì i commenti si sprecano. Chi dice “spero sia uno scherzo”, chi afferma che il cartello manca di sensibilità, chi dice che si tratta di razzismo e chi sostiene che solo di cartello infelice si tratta. Tra chi se la prende col poco livello di comunicazione dell’Ausl e chi ricorda che la parola “immigrato” si riferisce a “chi si è trasferito in un altro paese temporaneamente o definitivamente per ragioni di lavoro in un territorio diverso da quello di origine” (Treccani), c’è anche chi smorza le polemiche e difende l’operato della dottoressa Gaspari, ritenuta un’ottima pediatra. C’è anche chi non si scandalizza affatto, come dovrebbero essere chiamati gi stranieri non in vacanza?

Ora, abbiamo imparato ormai tutti che i social si prestano molto bene a polemiche di vario genere, in un ambiente dove, escludendo la comunicazione non verbale, si fa presto a commettere fraintendimenti; quando addirittura non si sfocia nell’hate speech, l’incitamento all’odio, facilissimo da parte di chi si nasconde dietro una tastiera.

Non è certo questo il caso, ma la domanda è: non sarà che ormai la parola “immigrato” ha raggiunto una connotazione salviniana e quindi negativa a prescindere? Siamo tutti vittima di un pregiudizio?

Dopo quasi un’intera giornata di botta e risposta interviene su Facebook l’infermiera pediatrica Gallo che spiega:” Lo spazio per bambini immigrati (all’interno della Pediatria di Comunità di via Colombo, n.d.r.) ha sempre avuto come obiettivo quello di essere a sostegno delle famiglie immigrate e dei loro bambini, in modo particolare dei bambini privi di iscrizione al Servizio sanitario nazionale con lo scopo di diminuire le diseguaglianze rispetto allo stato di salute, all’accessibilità dei servizi e alla qualità dell’assistenza sanitaria, nel rispetto della Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia. All’interno dell’ambulatorio insieme agli operatori sanitari collaborano le mediatrici interculturali che qualificano l’assistenza erogata”.

Facciamo qualche ricerca: l’ambulatorio è nato nel 1998 voluto da un progetto regionale a cui l’Ausl di Forlì ha aderito. Qui vengono visitati bambini immigrati che sono in Italia da poco e che non hanno documenti in regola, ma oggi anche profughi in attesa di regolarizzazione. Le mediatrici culturali sono due, una cinese e una araba, ma è possibile attivare anche mediatrici di altre lingue. Si cerca di mantenere il libero accesso affinché le madri straniere non debbano scontrarsi con la difficoltà della lingua. Spesso i bambini vi arrivano dopo un passaparola tra genitori.

 

Ed ecco gli orari dell’ambulatorio, caso mai veniste a conoscenza di qualcuno che ne ha bisogno: lunedì 8-10.30, giovedì 8-12.30, sabato 8-11.

 

Bb