Il sindaco Zelli ricorda gli aneddoti dell’Epifania

Ancora una volta il 6 gennaio le piazze delle nostre città e dei nostri paesi, ad eccezione di dove ha imperversato il maltempo, si sono affollate per festeggiare l’arrivo della Befana. Di sicuro le temperature più rigide rispetto ad altre edizioni e l’influenza hanno determinato una presenza inferiore di bambini. In ogni caso ovunque sono stati momenti di incontro e di festa.

Sempre più in queste occasioni si spolverano alcune nozioni sulle antiche tradizioni per far capire che quando vengono celebrate alcune ricorrenze c’è una storia antichissima che le contraddistingue. Certo per la notte dell’Epifania nessuno più racconta che un tempo era credenza che gli animali (in special modo quelli della stalla) acquistassero parola umana e nei loro discorsi si soffermassero a valutare l’operato dei padroni e predire il futuro, per il semplice fatto che non esistono più le stalle aggregate ai poderi agricoli e l’allevamento del bestiame avviene nella stragrande maggioranza dei casi in grandi strutture. Così come non si aspetta il giorno dell’Epifania per annunciare pubblicamente i fidanzamenti, abitudine diffusa in molte regioni, ma non in Romagna, dove comunque la sera della stessa festa il giovane si recava dalla fidanzata, a volte accompagnato dal padre o fai fratelli, portando il dono tradizionale delle castagne. 

Oggi il giorno dell’Epifania, a parte l’aspetto religioso della celebrazione della prima manifestazione della divinità di Gesù all’intera umanità, è in particolare una festa per i bambini, che da più parti ha assunto anche una valenza di solidarietà con le numerose raccolte di fondi, quest’anno in molti casi destinate alle popolazioni del centro Italia colpite dal terremoto. A questo si aggiunge la riscoperta di un’antica tradizione, quella della “Pasquella”, con gruppi di pasqualotti che vanno in giro a cantare vecchie e nuove cantilene prendendo spunto soprattutto da quanto succede in Italia e nel mondo. Di questa tradizione si trova puntuale notizia nei resoconti che nel 1811 furono inviati in risposta all’inchiesta avviata durante il periodo della dominazione napoleonica sugli usi e i costumi della gente di Romagna. In una di queste informazioni si può leggere: “Nella notte della vigilia dell’Epifania corrono di casa in casa in folla giovani e anziani a fronte della cattiva stagione a cantare la befana con storielle, violini e chitarre; raccogliendo uova, pane, formaggio, salsiccia, pezzi di carne di maiale, etc.”.

Oggi, in molti casi, le manifestazioni della Befana che vengono organizzate nel nostro territorio hanno assunto una notorietà che travalica i confini locali diventando momenti di rilevante attrazione popolare. Come avviene da ventisei anni a Dovadola dove il Circolo Azzurro in collaborazione col C.I.F (Centro Italiano Femminile) ha preparato “la calza più lunga del mondo” (ben cento metri!) che, dopo essere stata esposta lungo piazza Marconi e l’adiacente via Matteotti (nella foto), è stata aperta e il contenuto distribuito a tutti i bambini presenti. Anche l’edizione di quest’anno è stata caratterizzata da un clima di festa di cui sono molto soddisfatti gli organizzatori, in particolare Lorenzo Giannelli, del Circolo Azzurro, che ha coordinato la manifestazione.