
Un viaggio tra residenze artistiche e innovazione tessile nel cuore di Forlì
Il tessuto abbandona la sua funzione puramente industriale per farsi linguaggio, racconto e materia viva nelle mani dei creativi contemporanei. Dal 29 aprile, la Fondazione Dino Zoli apre le porte a un’esposizione che celebra quasi un decennio di dialogo tra la produzione della Dino Zoli Textile e la ricerca artistica. Non si tratta solo di una mostra di manufatti, ma del resoconto di un percorso in cui tecnologie, scarti di lavorazione e know-how aziendale sono diventati strumenti per esplorare nuove frontiere espressive attraverso la Fiber Art.
L’esposizione, curata da Nadia Stefanel, si snoda attraverso tre percorsi narrativi che illustrano la simbiosi tra fabbrica e atelier. Grande rilievo è dato alle residenze d’artista, come quella di Elena Bellantoni che ha trasformato i dipendenti dell’azienda in protagonisti di una performance corale, e alle mostre collettive che hanno visto il contributo degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. Qui, il riciclo dei materiali e la progettazione di nuovi pattern si fondono, dando vita a installazioni immersive e oggetti di design carichi di memoria collettiva e impegno sociale.
Tra i progetti speciali spiccano le opere di Silvia Camporesi e Silvia Bigi, che utilizzano il supporto tessile per dare tridimensionalità alla fotografia e alla grafica digitale. Dalle immagini oniriche del parco urbano forlivese dopo l’alluvione del 2023, stampate su tessuti cangianti per esaltarne la liquidità, fino alle decostruzioni storiche realizzate con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, la mostra dimostra come la manualità antica possa convivere con l’innovazione tecnologica. Un modello virtuoso che mette in luce la capacità del tessuto di generare ambienti sensoriali e di farsi interprete delle fragilità e delle visioni del nostro tempo.










