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“I dati mettono in luce come in soli tre anni si sia già compromesso un quantitativo pari al 20% dell’intero limite regionale

Legambiente commenta i dati pubblicati dal recente Rapporto di ISPRA sul consumo di suolo, con un focus sugli andamenti dell’Emilia Romagna. Lo fa tornando sul tema a un mese dalla lettera mandata ai consiglieri regionali in cui si chiedeva lo stop delle deroghe alla legge urbanistica regionale e più forza nella tutela del suolo vergine dell’Emilia-Romagna.

Prendendo in esame i dati ISPRA, che riportano una perdita di 425 ettari tra il 2019 e il 2020, si evince come, in media, ogni abitante dell’Emilia-Romagna, bambini compresi, abbia perso personalmente un metro quadrato di campagna.

Un dato preoccupante, che conferma una tendenza già in atto da tempo. A dimostrazione di ciò l’associazione, ampliando il raggio temporale al triennio 2017-2020, riporta come in soli tre anni i metri quadrati di campagna consumati per cittadino siano più di 3, per un totale di circa 1500 ettari totali nell’arco temporale preso in esame.

Uno scenario sconcertante, soprattutto alla luce del fatto che la legge regionale approvata nel 2017 prevederebbe un massimo di 7000 ettari di consumo ammissibile dal 2020 al 2050.

In definitiva, i dati mettono in luce come in soli tre anni si sia già compromesso un quantitativo pari al 20% dell’intero limite regionale.

Proprio per questo motivo Legambiente chiede da tempo che la normativa regionale cominci ad essere applicata a pieno e venga resa più restrittiva e cogente, al fine di arginare realmente il continuo assalto al territorio.

Se infatti la media regionale di consumo di suolo pro capite nello scorso anno è stata di circa 1 metro quadro a testa, ci sono comuni che vantano record negativi ben più allarmanti.

È il caso, per esempio, di Villanova sull’Arda e Sarmato (entrambi in provincia di Piacenza), che hanno prodotto un consumo record rispettivamente di 28 mq e 21 mq di campagna sacrificata per abitante. Segue San Giorgio in Piano (BO) con un consumo di 15 mq di suolo vergine (si vedano le tabelle successive).

Se invece si considera come indicatore il totale di ettari consumati allora è il comune di Ravenna a guidare la triste classifica, con ben 64 ettari di campagna persa in un solo anno. Seguono Modena con 16 ettari e di nuovo San Giorgio in Piano (BO), che con i suoi 14 ettari consumati si guadagna il podio insieme ai due comuni capoluogo.

A livello provinciale è il territorio ravennate che nel 2020 ha consumato maggior suolo pro capite, arrivando ad un risultato doppio rispetto alle statistiche regionali.

Guardando invece al triennio 2017-2020 si conferma il protagonismo negativo delle province di Piacenza e Ravenna, seguite da Parma. Se, infatti, la media di consumo pro capite regionale si attesta attorno ai 3 mq, la provincia di Piacenza arriva quasi a 7 mq, mentre Ravenna e Parma superano i 5 mq. Su Piacenza è la logistica a creare i più forti allarmi, anche se non mancano certo i progetti per cementare aree cittadine, come quella urbana di Via Campesio e per il futuro ospedale. Nella provincia parmense le cause si riscontrano soprattutto nel peso delle infrastrutture in costruzione (si pensi all’autostrada Ti-BRe), mentre altre sono purtroppo in previsione (la tangenziale di Noceto) o progettate (l’ampliamento dell’aeroporto).

Se si guarda, invece, ai singoli comuni sono 13 quelli che nel triennio hanno consumato più di 20 mq per abitanti: di questi ben 5 sono della provincia di Piacenza.
I peggiori risultati in assoluto si riscontrano ancora a Villanova e a Sarmato, con un area di campagna consumata per abitante equivalente a quella di un bilocale (rispettivamente 71 e 54 mq).

Discorso a parte va fatto per la provincia di Bologna: analizzando i dati di consumo pro capite l’area metropolitana, infatti, sta sotto le medie regionali di consumo di suolo; un dato giustificato dal numero elevato di abitanti e da un capoluogo – stretto tra collina ed altri comuni – che ha oramai tassi di crescita molto bassi.
Discorso diverso va fatto se si guarda invece al valore assoluto degli ettari totali consumati: la Città Metropolitana è la peggiore a livello regionale e vede alcuni comuni della Pianura che spiccano per consumi davvero enormi, come Bentivoglio (40 mq) e Mordano (30 mq). Il piccolo comune bolognese ha peraltro anche una concentrazione davvero elevata di industrie a rischio incidenti rilevanti, situazione che determina una pressione ambientale molto alta. In generale poi sul bolognese gravano enormi proposte di espansioni logistiche che annunciano altro consumo di suolo.

Alla luce di questa ulteriore conferma, Legambiente ribadisce ancora una volta la necessità di lavorare per cercare di arginare il fenomeno del consumo indiscriminato di suolo, adottando strumenti normativi e soluzioni che contengano questo continuo sfregio al territorio.

Fra le varie proposte che l’associazione aveva sottoposto anche ai consiglieri regionali, vale la pena ricordare la richiesta di affrontare in maniera adeguata il consumo di suolo derivante dal comparto della logistica, adottando criteri puntuali sull’ubicazione dei poli e sui collegamenti con il trasporto pubblico e ferroviario; ma anche la necessità di attuare davvero la rigenerazione delle aree dismesse e prevedere una mappatura di queste aree sul territorio.

questo link è possibile leggere tutte le proposte fatte da Legambiente ai consiglieri regionali.

Elaborazioni Legambiente su dati Ispra 2021

Primi 10 comuni per aumento pro capite di consumo di suolo 2019-2020(elaborazione su dati ISPRA 2021)

Primi 10 comuni per consumo di suolo assoluto, in ettari 2019-2020  (elaborazione su dati ISPRA 2021)

Dati per provincia – consumo di suolo 2019-2020

Ultimi 3 anni

Consumo di suolo per provincia – triennio 2017-2020 (più di 20 mq/abitante) (elaborazione Legambiente su dati ISPRA 2021)