Riportiamo la posizione del TAAF ( Tavolo delle Associazioni Ambientaliste di Forlì )

“Non bastavano i rifiuti provenienti da Ravenna ( nuovi entrati nel 2020 ) e neanche quelli da Cesena, entrambi purtroppo con quantitativi pro-capite nettamente superiori a quelli dei Comuni di Alea, per alimentare l’ inceneritore di Forlì. Approfittando dell’ emergenza covid e trascurando la costante diminuzione del rifiuto secco grazie al metodo di raccolta porta a porta attuato nel forlivese, le Istituzioni preposte, Regione ed Arpae, hanno concesso ad Hera di bruciare 135000 tonnellate anziché le 120000 tonnellate autorizzate a suo tempo. A noi non risulta che questa deroga in aumento, contrastante con la riduzione dell’inquinamento atmosferico ( che alimenta la diffusione dei virus, compreso il covid ) e con la lotta ai cambiamenti climatici, sia giustificata da un reale aumento di rifiuti indifferenziati dovuta all’ attuale emergenza. Anzi ci risulta che, durante l’emergenza covid i rifiuti siano calati. L’ irrisorio peso di mascherine e guanti anticovid ( peso inferiore a 3 grammi ) può aver alimentato l’inceneritore al massimo per valori nell’ ordine di qualche centinaio di tonnellate, entità di molto inferiore al calo del secco dovuto al metodo Alea.”

“Quindi l’autorizzazione 2382 del 25-05-2020 firmata da Arpae, che prende semplicemente atto, senza alcuna valutazione dell’impatto ambientale, delle disposizioni del Servizio Ambiente della Regione, secondo le quali è stato calcolato un fabbisogno ulteriore complessivo di 17000 tonnellate aggiuntivo da incenerire negli impianti di Forlì ( per 15000 tonnellate ) e Ferrara ( per 2000 tonnellate ), appare arbitraria e penalizzante una realtà virtuosa come Forlì.”

“Siamo sorpresi e rammaricati che l’ Amministrazione Comunale ne abbia dato comunicazione solo nella giornata del 12-10-2020. Se il TAAF fosse venuto a tempestiva conoscenza dell’atto, avrebbe potuto prendere le opportune contromisure, innanzitutto allertando l’opinione pubblica ed i suoi rappresentanti in Consiglio Comunale ed inoltre impugnando l’atto nelle sedi giudiziarie competenti.”