Fonte: Ufficio Stampa Coldiretti Forlì-Cesena

Coldiretti: “Siamo di fronte ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal caldo al maltempo”

“I danni all’agricoltura per il maltempo degli ultimi giorni ammontano a centinaia di migliaia di euro nella nostra provincia – racconta Massimiliano Bernabini Presidente di Coldiretti Forlì-Cesena – Vivai distrutti, serre scoperchiate, piante divelte e una vera e propria strage di innesti pronti per la produzione. Tra le coltivazioni particolarmente colpite – sottolinea la Coldiretti – i vigneti e tutti i frutteti in generale, ma sono stati spezzati anche alberi ornamentali, danneggiate infrastrutture agricole, tettoie, capannoni e ricoveri mezzi e non solo. Interessata dal maltempo anche l’attività di allevamento con stalle danneggiate e silos piegati”.

“Il fortunale ha colpito duro in tutta la Romagna, terra a forte vocazione frutticola dove operano centinaia di piccole aziende. A Forlì nell’azienda agricola di Enrico Montanari Presidente di sezione di Forlì e membro di giunta di Coldiretti, il vento ha scalzato e spezzato, decine di alberi da frutto, abbattuto gli innesti, distrutto le piante e costretto il titolare a constatare la totale perdita della produzione”.

“Per la seconda volta, racconta Montanari, ho perso la maggior parte degli innesti degli alberi di susino e pesco a causa del forte maltempo. La prima volta in occasione delle gelate di aprile che hanno azzerato completamente la produzione delle pesche, congelate fino a toccare i -6°, poi abbiamo avuto l’alluvione, ma il 13 luglio il primo episodio di grandine e vento ci ha nuovamente danneggiato pesantemente arrivando a distruggere piante e innesti che sono andati nuovamente e definitivamente distrutti con l’ultimo fortunale con la conseguente distruzione totale anella produzione anche del prossimo anno. I tagli e le ferite delle piante, causate dal forte maltempo, infatti, sono tutte finestre aperte allo sviluppo delle malattie. Oggi mi ritrovo a dover espiantare per intero un antico pescheto, piantato da mio nonno, varietà big top, che per colpa dell’ultima perturbazione, non è più possibile salvare. I danni sono incalcolabili, come le ore e le giornate intere che stiamo passando a cercare di porre rimedio agli eventi calamitosi, che sembra ci abbiano preso di mira”.

Montanari, insediatosi nell’azienda agricola del nonno nel 2020 ha usufruito del premio per il primo insediamento giovani della regione Emilia Romagna, appena terminata la scuola, racconta le gravi difficoltà cui sta andando incontro oggi a causa del maltempo: “Ho scommesso il mio futuro in questo settore perché ci credo tanto. Ho preso in mano la gestione dell’azienda del nonno accollandomi mutui e finanziamenti per apportare innovazione ad un’azienda di stampo tradizionale, ma mi ritrovo oggi a dover aprire nuove linee di credito per via delle calamità naturali che negli ultimi anni si fanno sempre più frequenti. Quest’anno ho perso tutto il raccolto e compromesso parte della produzione dei prossimi anni, abbiamo bisogno di un piano di aiuti concreto che possa garantire una continuità e particolare attenzione verso noi giovani che investiamo in agricoltura la nostra vita”.

“Il record storico per il caldo fatto segnare a luglio è stato accompagnato in Italia da una media di 43 eventi estremi al giorno lungo la Penisola, tra grandinate, trombe d’aria, bombe d’acqua, ondate di calore e tempeste di vento, praticamente raddoppiate (+95%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati dell’European Severe Weather Database (Eswd) in riferimento alle ultime ricerche del Copernicus Climate Change Service dell’Unione europea e della la Wmo (World Meteorological Organization) dell’Onu, secondo cui le prime tre settimane di luglio sono state le più calde mai registrate e il mese è sulla buona strada per essere il più caldo di sempre e il luglio più caldo in assoluto”.

“Siamo di fronte – sottolinea la Coldiretti – ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal caldo al maltempo. Le alte temperature e l’assenza di precipitazioni – sottolinea la Coldiretti – hanno inaridito i terreni favorendo l’innesco degli incendi nelle campagne e nei boschi spesso abbandonati”.

“L’ondata di calore africana è la punta dell’iceberg delle anomalie di questo pazzo 2023 che – continua la Coldiretti – è stato segnato, fino ad ora, prima da una grave siccità che ha compromesso le coltivazioni in campo e poi per alcuni mesi dal moltiplicarsi di eventi meteo estremi, precipitazioni abbondanti e basse temperature ed infine dal caldo torrido di luglio con danni all’agricoltura e alle infrastrutture rurali che supereranno i 6 miliardi dello scorso anno, dei quali oltre 1 miliardo solo per l’alluvione in Romagna”.