Il responsabile di UgCons Romagna, Filippo Lo Giudice

Riportiamo la nota di Filippo Lo Giudice, segretario Ugl di Forlì-Cesena-Rimini-Ravenna

A tre mesi dall’inizio dell’emergenza Covid, a livello nazionale un lavoratore su quattro tra quelli per cui è stata chiesta la cassa integrazione o un altro ammortizzatore non ha ancora ricevuto un euro. Tradotto in numero almeno 1,8 milioni di persone – soprattutto dipendenti di piccole aziende e lavoratori già “deboli” come quelli degli appalti dei servizi  e delle pulizie – restano senza reddito. A questi si devono aggiungere oltre 800mila lavoratori autonomi che non hanno ancora incassato il bonus di 600 euro.

Questo scenario, tradotto in scala minore nel territorio di Forlì-Cesena, è confermato attraverso i nostri sportelli sindacali. E possiamo riportare la preoccupazione di centinaia di padri di famiglia in attesa di liquidità dopo il lockdown dei mesi scorsi. E tolti i problemi per le mancate erogazioni degli anticipi di aziende e Inps segnaliamo la difficoltà ad accedere agli anticipi della cassa integrazione in banca, per la difficile istruttoria da compilare e i vincoli, come l’obbligo di garanzia, che dissuadono i più.

Il sindacato, vista questa situazione, rilancia la proposta avanzata un mese fa al Comune di Forlì di anticipare un particolare budget a chi ha diritto alla cassa integrazione non ancora percepita.

Molti cittadini stanno attingendo ai loro risparmi, ai fidi e ai prestiti per superare gli effetti del blocco totale. Nei giorni scorsi il Comune di Forlì si era impegnato ad anticipare la cassa integrazione e gli altri sussidi non ancora distribuiti dall’Inps ai lavoratori dipendenti e autonomi danneggiati dal Coronavirus. E’ necessario riconvocare il tavolo di confronto e concertazione con le parti sociali e le organizzazioni sindacali per liberare i fondi pubblici da anticipare e stabilire i criteri di utilizzo ed i destinatari che ancora non hanno percepito il dovuto.

La mancanza di liquidità ha già di fatto accentuato il disagio economico di molte famiglie, come riporta in queste ore il dossier Caritas di Forlì-Bertinoro che conferma un aumento delle famiglie che a partire dal 20 marzo fino ad oggi hanno chiesto un pacco viveri (ben 1220). Ed il ritorno alle Caritas parrocchiali di molte famiglie che non accedevano da tempo ai servizi di assistenza, segno che la chiusura delle attività lavorative rischia di aggravare le condizioni di oggettiva difficoltà economica in cui versano molti nostri concittadini. Dunque è necessario intervenire al più presto e chiediamo al Comune di attivarsi.”