Ma le cose non cambieranno a breve

Al rientro dalla pausa estiva il Parlamento sarà investito dalle più volte annunciate riforme: pensioni, concessioni della rete autostradale, flat tax, reddito di cittadinanza, Alitalia e via andare. Il cittadino avveduto non si illude che a riforme approvate dal Parlamento le cose cambino a breve termine.

Sì perché tra il via libera del Parlamento, giova ricordare suddiviso nei due rami che devono approvare l’identico testo, e l’avvio del complesso iter che accompagna il percorso di una nuova legge persiste uno scarto, temporale e di merito, che spesso vanifica il miglior intento riformatore. I precetti normativi nel testo approvato dal Parlamento devono essere infatti tradotti in pratica in coerenza con la complessa macchina legislativa, amministrativa e burocratica esistente.

 

Qui sta la debolezza della politica in senso lato, in quanto “Legiferare è un mestiere molto difficile” ammoniva nel lontano 1981 l’economista Marco Vitale invitando il Parlamento a “formulare leggi in modo compiuto”. A tal proposito, riferendosi alle Legge 675/1977 – Provvedimenti per il coordinamento della politica industriale, la ristrutturazione, la riconversione e lo sviluppo del settore ricordava che ci sono voluti “quattro anni e mezzo per chiarire che nel concetto di ammodernamento possono rientrare anche le iniziative tendenti ad accrescere la produttività attraverso innovazioni degli impianti, anche se ciò comporta una riduzione del personale”.

A chiarimento ottenuto dopo quattro anni e mezzo l’azienda che avesse ammodernato gli impianti avrebbe potuto accedere ai fondi che fossero ancora disponibili.

Per il bene di tutti noi c’è da augurarsi che le leggi di riforma che fossero mai approvate dal Parlamento siano studiate a formulate in modo compiuto, evitando di ingolfare la già ingolfata Giustizia, con valanghe di ricorsi.