Entro il 2018 forse la Venerabile sarà beata, l’ex sindaco chiede di raccoglierne l’eredità morale e spirituale

In occasione dell’82° anniversario della nascita la Venerabile Benedetta Bianchi Porro (8 agosto 1936) è stata ricordata sia a Dovadola, suo paese natale e luogo dov’è sepolta, sia a Sirmione, dove morì il 27 gennaio.”

Ho seguito entrambe le celebrazioni che hanno assunto una particolare rilevanza perché, com’è noto, padre Guglielmo Camera, postulatore della causa di beatificazione, ha annunciato che Benedetta potrebbe essere dichiarata beata entro il 2018. Per il raggiungimento di questo risultato, fortemente voluto dai tanti fedeli che abitualmente si recano sulla sua tomba, o che quotidianamente in tutte le parti del mondo prendono ad esempio la sua vita, manca solo un ultimo atto. Si aspetta, infatti, la decisione dei cardinali e dei vescovi della Commissione della Congregazione dei santi, che dovrebbe giungere nei prossimi mesi, incaricata di esprimersi sull’autenticità del miracolo occorso a Genova per sua intercessione. Successivamente toccherà a papa Francesco promulgare il riconoscimento del prodigio”, spiega Gabriele Zelli, ex sindaco di Dovadola.

 

DOVADOLA TERRA DI OSPITALITA’

“A Dovadola le parole di padre Guglielmo Camera sono state accolte molto positivamente e con grande soddisfazione – continua Zelli – Tutti a questo punto sperano in tempi brevi. È ovvio che questa svolta merita di essere evidenziata pur nella consapevolezza che non si deve dare nulla per scontato. Va capito fin da subito che occorre prepararsi per raccogliere fino in fondo l’eredità spirituale e morale che Benedetta ci ha lasciato. Un’eredità che attraverso tante pubblicazioni tradotte in tutto il mondo viene recepita da un numero crescente di persone. Sono sicuro che la Diocesi di Forlì-Bertinoro, coordinata dal nuovo vescovo Mons. Livio Corazza (vale la pena ricordare che qualche anno fa anche il vescovo emerito Zarri ha dedicato un libro a Benedetta), e la Chiesa Cattolica sapranno far tesoro di un’eventuale beatificazione. Ma occorre altresì fare in modo che a Dovadola si punti sull’ospitalità per quanti vorranno recarsi sulla tomba di Benedetta. Anche se siamo in un’epoca contraddistinta da internet, in troppi casi usato malamente, raggiungere fisicamente l’Abbazia di Sant’Andrea (La Badia) sarà comunque un atto che verrà compiuto da un numero crescente di persone. Ci sarà la forza per organizzare questo auspicabile flusso di persone? Di sicuro è necessario iniziare a pensarci.” 

 

“Così come sarebbe opportuno non dimenticare mai che da Dovadola parte il Cammino di Assisi, che mette in relazione Sant’Antonio da Padova, il quale visse a Montepaolo di Dovadola per una quindicina di mesi tra il 1221 e il 1222, e San Francesco, i due principali esponenti del movimento francescano in Italia e nel mondo ancora oggi tra i santi più venerati. Anche questo aspetto andrebbe organizzato dal punto di vista dell’accoglienza e della “promozione”, perché è uno degli itinerari più affascinanti del nostro paese e dell’intera Europa.”