Il paradosso tra la “Teoria delle finestre rotte” e le piscine olimpioniche

SOCIETA’ – Si deve a quello spiritaccio di Leopoldo Longanesi, detto Leo, l’aforisma “Alla manutenzione l’Italia preferisce l’inaugurazione”. L’adagio ben si è adattato al belpaese nella torrida estate appena trascorsa in cui la siccità si è protratta a lungo, i boschi hanno continuato a bruciare, alcune Regioni hanno richiesto lo “stato di calamità naturale” mentre il dibattito sul possibile razionamento dell’acqua potabile domestica a Roma ha riempito le pagine dei quotidiani.

 

E’ mai possibile che per mancanza o insufficiente manutenzione da anni e anni i boschi brucino e il 30/40 per cento dell’acqua potabile si continui a disperdere, anche d’inverno sia chiaro, per via delle condutture fatiscenti…? Il fatto è che la regolare manutenzione dei boschi o il rinnovo di condotte e tubature impongono investimenti anche importanti che non hanno un ritorno mediatico e non danno quindi lustro, a differenza della “posa della prima pietra” sempre ben documentata da stampa e televisione, per non voler ricordare che la stessa opera pubblica può essere furbescamente inaugurata più e più volte.

 

Per rafforzare il concetto: che lustro può dare la banale manutenzione costituita dalla rapida sostituzione di un vetro di una finestra rotta da una sassata messa a confronto con la posa della prima pietra di una piscina olimpica dove i ragazzi potranno essere avviati al nuoto, strappandoli dalla strada? La risposta immediata  è: zero! Eppure, applicando puntigliosamente la “Teoria delle finestre rotte” Rudolph Giuliani, sindaco di New York, durante il suo mandato ha ridotto la delinquenza mentre la piscina di Giarre (CT) dopo 30 anni dalla posa della prima pietra non sembra ancora finita mentre è certo che non potrà mai essere olimpica misurando 49 metri!

 

Tomaso Tomai