Dal 5 al 7 aprile torna la manifestazione dedicata all’avicoltura

“L’avicoltura può giocare un ruolo determinante nello sviluppo della zootecnia africana – ricorda Gian Luca Bagnara, presidente della Fiera di Forlì – e l’Italia ha le carte in regola per essere uno dei partner principali di questo percorso di crescita sostenibile, incentrato sul coinvolgimento delle piccole comunità rurali. Ecco perché l’incontro in Farnesina, promosso dalla Direzione Generale per la mondializzazione e le questioni globali e presieduto dal Ministro plenipotenziario Marco Claudio Vozzi, riveste per tutti noi una importanza particolare in vista dell’African Forum, che si terrà a Forlì il 5 aprile, durante la 50a edizione di Fieravicola, salone internazionale B2B destinato ai professionisti del settore avicunicolo”.

Così è stata presentata alla Farnesina la 50° edizione di Fieravicola che si terrà dal 5 al 7 aprile alla Fiera di Forlì.

 

Solida esperienza

Gli allevatori italiani e le aziende produttrici di mezzi tecnici per l’avicoltura hanno maturato una straordinaria esperienza in questi ultimi 50 anni, permettendo a un moderno pollo da carne o ad una gallina ovaiola prestazioni produttive un tempo nemmeno immaginabili.

L’Italia ha poi sviluppato un approccio di filiera che dalla mangimistica all’allevamento, alla trasformazione consente a tutti i protagonisti della catena produttiva di ottenere la massima efficienza, nel pieno rispetto della salute animale.

 

Sicurezza alimentare

In Africa l’approccio sarà più ampio, affiancando al modello intensivo anche quello estensivo. Uno schema che potrà essere sviluppato a livello di villaggio, coinvolgendo tutta la comunità locale e modulando l’intervento in modo da assicurare un adeguato livello di sicurezza alimentare, nel rispetto del territorio e delle sue risorse.

Un aspetto, quello della food safety, rimarcato anche dall’ambasciatore Pietro Sebastiani, direttore generale della Cooperazione allo Sviluppo, durante il suo saluto di benvenuto, come elemento essenziale su cui incentrare questi interventi in Africa.

Si tratta di razionalizzare e rendere più efficiente ciò che da sempre accade in molti villaggi africani, dove polli e galline sono già una presenza abituale, in un’ottica di piena sostenibilità, per creare una filiera al 100% africana, che possa diventare un volano per combattere la malnutrizione e al tempo stesso dare una spinta all’economia locale.

 

All’incontro alla Farnesina erano presenti i seguenti Paesi africani: Algeria, Angola, Burkina Faso, Burundi, Camerun, Capo Verde, Congo, Costa d’Avorio, Eritrea, Etiopia, Gabon, Guinea Equatoriale, Kenya, Lesotho, Libia, Liberia, Madagascar, Mali, Marocco, Mauritania, Mozambico, Niger, Somalia, Sudan, Uganda, Zambia e Zimbabwe.