Foto di repertorio

La nostra provincia scende dal 14° al 40° posto

È stata pubblicata ieri, lunedì 13 dicembre, l’annuale classifica del Sole24Ore che fotografa la qualità della vita nelle province italiane. Nella storica indagine, arrivata alla 32ª edizione, che vede in vetta Trieste, Forlì-Cesena perde 26 posizioni, scendendo dal 14° al 40° posto.

La classifica integrale si può consultare al seguente indirizzo: LINK

I risultati della provincia di Forlì-Cesena

Fra le 107 province italiana, Forlì-Cesena si posiziona terza in classifica per la qualità di vita dei giovani. La provincia è invece all’ultima posizione (107° posto) per l’imprenditorialità giovanile.

Nella macro area “Ambiente e servizi”, la nostra provincia si posiziona al 26° posto, nello specifico tra gli indicatori: qualità della vita dei bambini (50° posto); 17° posto per qualità della vita degli anziani.

Per quanto riguarda le macro-aree la provincia è 43esima in Ricchezza e consumi, 56esima in Affari e lavoro, 45esima in Demografia e società, 36esima in Cultura e tempo libero.

Variazione positiva è avvenuta nell’ultimo anno nella macro categorie “Giustizia e sicurezza” portando la provincia al 38° posto (+40 posizioni rispetto al 2020), nello specifico ecco i vari indicatori: indice di criminalità (67° posto), i furti in abitazione (71° posto), le truffe e frodi informatiche (10° posto) e la mortalità per incidenti stradali (36° posto).

L’indagine “Qualità della vita 2021”

L’indagine della Qualità della vita del Sole 24 Ore prende in esame 90 indicatori, suddivisi in sei macro-categorie tematiche (ciascuna composta da 15 indicatori) che accompagnano l’indagine dal 1990: ricchezza e consumi; affari e lavoro; ambiente e servizi; demografia e salute; giustizia e sicurezza; cultura e tempo libero.
L’aumento a da 42 a 90 indicatori, proposto già dal 2019, consente di misurare molti aspetti del benessere. Gli indicatori sono tutti certificati, forniti al Sole 24 Ore da fonti ufficiali, istituzioni e istituti di ricerca.

Di solito l’indagine della Qualità della vita, pubblicata alla fine dell’anno in corso, prende in esame i dati consolidati relativi ai 12 mesi precedenti. Anche quest’anno, però, sono stati raccolti alcuni parametri aggiornati al 2021 (a metà anno, se non addirittura a ottobre) con l’obiettivo di tenere conto della recente ripresa post 2020. Le sole performance dell’anno scorso, infatti, sarebbero risultate superate dall’evoluzione della crisi pandemica e avrebbero restituito solo la fotografia di un anno molto particolare condizionato dalle rigide misure restrittive introdotte per contenere i contagi da Covid-19. Così, nell’indagine quest’anno si contano ben 28 indicatori su 90 riferiti al 2021.

Anche quest’anno vengono introdotti nel panel dati nuovi per poter interpretare meglio l’attualità e includere particolari aspetti che oggi incidono sul benessere della popolazione. Tra questi, ad esempio, il numero di farmacie ogni mille abitanti, che in queste ore, con i tamponi rapidi, rappresentano un servizio sanitario di prossimità cruciale. Oppure gli infortuni sul lavoro, l’affollamento degli istituti di pena, i farmaci per la depressione, gli esposti per inquinamento acustico e l’energia elettrica prodotta da fonte rinnovabile. Gli indicatori che misurano i livelli di istruzione della popolazione, infine, sono stati spostati nella categoria «Demografia, società e salute» per lasciare più spazio ad alcuni dati climatici ed ecologici in «Ambiente e servizi».

I risultati in Italia

Il primo posto nella graduatoria sulla Qualità della vita nelle province italiane spetta a Trieste, già salita negli ultimi due anni al quinto posto della graduatoria annuale. Nella classifica 2021 il capoluogo giuliano conquista anche il primato nell’indice tematico di «Cultura e tempo libero», arriva seconda in «Affari e lavoro» e quarta in «Ambiente e servizi». Sul podio inoltre torna Milano, dopo la scivolata fuori dalla top ten nel 2020 per effetto del Covid, e Trento resta solida al terzo posto.

I risultati dell’indagine evidenziano che tra le prime dieci province, sette sono del Nord-Est: Bolzano (5ª), Pordenone (7ª), Verona (8ª) e Udine (9ª) che confermano la loro vivibilità e Treviso (10ª) è l’unica new entry, anche grazie al primato nella Qualità della vita delle donne, l’indice presentato per la prima volta quest’anno per mettere al centro le tematiche di genere nella ripresa post-pandemia.

Confermate nella top ten anche Aosta (4ª) e Bologna (6ª). Il capoluogo emiliano, in testa nell’edizione 2020, scende di qualche posizione ma conquista il primo posto in «Demografia, società e salute» soprattutto grazie agli elevati livelli di istruzione della popolazione.

La situazione in Emilia-Romagna

Perdono terreno le province dell’Emilia Romagna, penalizzate – tra l’altro – dal numero di denunce per tipologie di reato in «Giustizia e sicurezza» e nei due indici del clima (che sintetizza dieci parametri climatici, dalle ondate di calore agli eventi estremi) e dello Sport e Covid (che misura l’impatto sui campionati sportivi e gli eventi annullati).