Le parole del sindaco Paolo Lucchi nell’anniversario della Liberazione

Siamo alla vigilia delle celebrazioni per il 72° anniversario della Liberazione. Martedì prossimo, 25 aprile, insieme a tanti cesenati percorrerò in corteo viale Carducci e renderò omaggio ai caduti della Resistenza davanti al monumento a loro dedicato. So già che – secondo una tradizione fortemente radicata nella nostra città – sarà un momento non solo molto partecipato, ma particolarmente sentito, perché a Cesena i valori incarnati nella Festa della Liberazione sono ben vivi e condivisi, così come la gratitudine per la riconquistata libertà e per l’unità del nostro Paese da parte di chi si oppose al regime nazifascista. Il 25 aprile è una delle date più fondamentali della nostra memoria collettiva: è il simbolo di un bene comune, di un patrimonio che appartiene all’intera comunità. E sono lieto che questo si traduca nella nostra realtà – a differenza di quanto sta accadendo altrove, con divisioni e distinguo che a volte è difficile comprendere – in una manifestazione unica, nella quale si riconoscono tutti quelli che credono nei medesimi principi di libertà, pace, democrazia.

Proprio per questo mi auguro che in tanti partecipino alla manifestazione di martedì ed alle altre iniziative programmate per questa ricorrenza. Credo che sia una testimonianza molto importante, specialmente in questo complicato momento storico, in cui sono tornati a soffiare i venti del nazionalismo e del populismo, così come viene ammessa a rischio la libertà di troppi.

Non si può quindi mai considerare il 25 aprile solo come l’occasione per un ‘ponte’ vacanziero di primavera. È la ‘nostra’ festa, durante la quale ricordiamo e celebriamo i principi fondanti della nostra democrazia e la nostra comunità, la nostra identità profonda. E, per questo stesso motivo, auspico che questa ricorrenza non sia “offuscata” dalle tensioni collegate all’apertura o meno delle attività commerciali. E’ vero, purtroppo la legge permette ad esse di operare anche in questo giorno, impedendo ai loro dipendenti di festeggiare ed onorare a dovere la Liberazione. Ma non dobbiamo dimenticare come non esistano sviluppo e benessere se si voltano le spalle al senso della comunità, ai valori fondamentali che la costituiscono, alla memoria degli eventi che ci hanno portato ad essere ciò che siamo. E’ questo il senso profondo del 25 aprile.

 

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